Assegnazione a mansioni superiori

 

Il lavoratore che ha svolto mansioni superiori rispetto al livello contrattuale assegnato ha diritto all’inquadramento superiore ed all’adeguamento della retribuzione.

 

Il lavoratore che viene assegnato dal datore di lavoro allo svolgimento di mansioni superiori rispetto a quelle alle quali contrattualmente è stata assegnato ha diritto ad essere inserito contrattualmente nella categoria, ovvero nel livello, di cui sono proprie le mansioni che effettivamente ha svolto e, conseguentemente, al riconoscimento della maggiore retribuzione.

Tuttavia, affinché, i richiamati diritti previsti in favore del lavoratore sussistano è necessario che:

  • le mansioni superiori siano state svolte in via continuativa e prevalente rispetto alle altre mansioni svolte dal lavoratore (il loro svolgimento, pertanto, non deve essere sporadico ovvero marginale, ma deve integrare un’assegnazione continua e duratura);

 

  • l’assegnazione a mansioni superiori non sia stato disposto per sostituire un altro lavoratore con diritto alla conservazione del posto di lavoro (ad es. per malattia, ovvero maternità);

 

  • lo svolgimento delle mansioni superiori si sia protratto per il periodo minimo indicato dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro applicabile ovvero, in mancanza, per sei mesi continuativi.

 

Questa è la disciplina prevista dall’art. 2103 cod. civ. – come modificato dall’art. 3, co. 1, D. Lgs. n. 81/2015 c.d. “Job Act” – secondo cui “il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte” (co. 1) e ancora “nel caso di assegnazioni a mansioni superiori il lavoratore ha diritto al trattamento corrispondente all’attività svolta e l’assegnazione diviene definitiva, salvo diversa volontà del lavoratore, ove la medesima non abbia avuto luogo per ragioni sostitutive di altro lavoratore in servizio, dopo il periodo fissato dai contratti collettivi o, in mancanza, dopo sei mesi continuativi” (co. 7).

La richiamata norma attribuisce al datore di lavoro il c.d. jus variandi che, infatti, può modificare le mansioni del lavoratore in base alle esigenze dell’azienda.

Il lavoratore, infatti, può essere adibito – oltre che alle mansioni per le quali è stato assunto – anche per quelle corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia acquisito.

Per valutare l’effettiva assegnazione del lavoratore a mansioni superiori, evidentemente, si deve muovere dalle declaratorie contrattuali di cui al C.C.N.L. di riferimento alla cui disposizioni – ai sensi dell’art. 2077 cod. civ. – il contratto individuale di lavoro intercorso fra il datore di lavoro ed il dipendente deve uniformarsi.

I C.C.N.L., infatti, contengono le c.d. declaratorie che riguardano il corretto inquadramento del lavoratore ed alle quali sono connesse le tabelle retributive.

La tradizionale distinzione è quella contenuta anche nel Codice Civile all’art. 2095 e distingue i lavoratore in dirigenti, quadri, impiegati ed operai, partendo dai livelli più alti, caratterizzati da ruoli cui sono connaturate una maggiore autonomia decisionale ed una maggiore responsabilità con una retribuzione più elevata, per passare via via a mansioni caratterizzate da un livello di autonomia decisionale molto basso e da compiti di difficoltà elementare, con livelli retributivi più bassi.

Quanto sin qui riportato, evidentemente, trova applicazione tanto nell’ipotesi in cui il dipendente inquadrato come impiegato abbia svolto mansioni tipiche di un quadro, quanto nell’ipotesi in cui il dipendente assunto come quadro sia stato, in concreto, assegnato a mansioni invece tipiche della figura dirigenziale svolgendo, quindi, funzioni connotate da elevata professionalità, autonomia decisionale, responsabilità diretta nei confronti dell’imprenditore (tuttavia in forma attenuata, posto che il dirigente è responsabile della conduzione dell’azienda con il solo vincolo delle direttive generali impartite dal datore di lavoro) nonché di potere di coordinamento e controllo dell’intera attività aziendale, ovvero di un ramo della stessa.

Nell’ipotesi in cui il lavoratore che sia stato assegnato a mansioni superiori intenda agire nei confronti del proprio datore di lavoro per conseguire il riconoscimento dell’inquadramento e della retribuzione superiori dovrà fornire rigorosa prova delle circostanze di fatto allegate così da consegnare al Giudice un quadro chiaro in ordine alla propria responsabilità, autonomia, complessità delle mansioni svolte ed all’eventuale coordinamento di dipendenti sottoposti.

Il lavoratore, pertanto, dovrà indicare elementi precisi ed univoci al fine di qualificare la propria domanda e fornire opportune allegazioni probatorie (che possano rendere evidente al Giudice le mansioni effettivamente svolte in via continuativa e prevalente nel periodo di tempo in contestazione) e non limitarsi a generici richiami alle declaratorie contrattuali.

Il lavoratore contrattualizzato come quadro ma che, in concreto, ha svolto mansioni tipiche della funzione dirigenziale, al fine di sentir accolta la domanda avente ad oggetto l’inquadramento nella declaratoria superiore ed il riconoscimento della maggior retribuzione dovrà, quindi, dar prova di aver lavorato – in via continuativa e prevalente – con piena autonomia decisionale, senza vincolo di subordinazione, con coordinamento di altri dipendenti, senza vincoli di orari, piuttosto che senza obbligo di firma, ecc.

In difetto dell’assolvimento da parte del lavoratore del richiamato onere probatorio, la domanda sarà affetta da nullità con conseguente rigetto, per vizio insanabile del ricorso.

 

 

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