Commissioni di massimo scoperto non dovute se non pattuite per iscritto

La Sentenza in rassegna si colloca all’interno di quel filone di giudizi in ambito di diritto bancario promossi dai correntisti avverso gli Istituti bancari al fine di far accertare l’indebita applicazione in conto corrente di oneri non dovuti a vario titolo, tra cui a titolo di interessi ultra – legali non pattuiti, di interessi anatocistici, di commissione di massimo scoperto e di spese non pattuite e, per l’effetto, ottenere un ricalcolo del saldo del conto a mezzo di CTU contabile, con conseguente condanna alla ripetizione delle somme indebitamente corrisposte alla banca.

Nella causa patrocinata dal nostro Studio il cliente lamentava, da parte della Banca convenuta, l’illegittima applicazione di:

  • Tassi di interesse creditori e debitori non pattuiti;
  • Tassi di interesse usurari;
  • Tommissione di massimo scoperto non dovuta;
  • Spese e oneri accessori non dovuti.

Provare la nullità delle commissioni di massimo scoperto

Prima di entrare nel merito della controversia, il Giudice ha effettuato una breve premessa in tema di ripartizione dell’onere della prova, ribadendo che nei giudizi promossi dal correntista per far valere la nullità delle clausole contrattuali o l’illegittimità degli addebiti in conto corrente – quali la commissione di massimo scoperto –, grava sull’attore l’onere di allegare in modo specifico i fatti posti a fondamento della domanda nonché l’onere di fornire la relativa prova.

Sicché, chi agisce per far accertare il carattere indebito di interessi ultra-legali o di commissione di massimo scoperto, ha lo specifico onere di produrre sia il contratto che ha regolato il rapporto dedotto in giudizio sia gli estratti conto dalla data di inizio del rapporto.

Delineato così il contesto in cui ha agito il nostro Studio, il Tribunale di Roma ha accertato che parte attrice ha assolto all’onere della prova su di sé gravante avendo prodotto il contratto relativo all’utilizzo del servizio di remote banking, in cui sono indicate le principali condizioni contrattuali nonché gli atti di concessione/variazione di affidamento sottoscritti dalle parti e gli estratti conto.

E tale documentazione è stata ritenuta sufficiente per ammettere una consulenza tecnica di ufficio di natura contabile, nonostante non fosse stato prodotto il contratto di apertura del conto corrente sottoscritto quasi contestualmente al contratto di remote banking.

Sul punto il Giudice, pur avendone certamente tenuto conto ai fini della propria decisione, ometteva di riferire che, ad ogni modo, la società attrice aveva formulato, prima, richiesta ex art. 119 TUB e, poi, istanza ex art. 210 c.p.c. di produzione del predetto contratto che, tuttavia, non veniva prodotto dalla banca.
Effetti della mancanza del contratto di apertura del conto corrente

Accertata la mancanza del contratto di apertura del conto corrente e ritenuto comunque assolto l’onere della prova incombente sulla parte attrice, in difetto di condizioni contrattuali convenzionali, per il periodo intercorrente dalla data di apertura sino alla data di sottoscrizione della prima pattuizione in forma scritta, il Tribunale ha chiesto al Consulente Tecnico di Ufficio di ricalcolare il saldo finale applicando il tasso sostitutivo ex art. 117 TUB quanto ai tassi di interesse ed espungendo tutti gli addebiti effettuati a titolo di spese e commissioni non pattuite per iscritto tra le parti, inclusi interessi ultra-legali e commissione di massimo scoperto.

Nullità della commissione di massimo scoperto

Dopo una ampia disamina dei diversi orientamenti giurisprudenziali in ordine alla natura della commissione di massimo scoperto nonché degli interventi normativi succedutisi nel tempo a partire dal D.L. 29.11.2008 n. 185 il Giudice, confermando le doglianze mosse nell’interesse del correntista, ha evidenziato che, per il periodo antecedente il 2009, la commissione di massimo scoperto (c.d. cms) ha un’idonea causa giustificatrice soltanto qualora sia prevista come corrispettivo per la messa a disposizione delle somme dell’affidamento e sia, pertanto, calcolata sull’importo accordato e non utilizzato.

Al contrario, la commissione di massimo scoperto deve ritenersi priva di causa se calcolata sulle somme in concreto utilizzate dal correntista.

Al riguardo, difatti, il Tribunale osserva che, quando la commissione di massimo scoperto è applicata sull’utilizzato, la stessa solitamente viene parametrata all’utilizzo più elevato nel trimestre di riferimento, indipendentemente dalla durata della massima esposizione debitoria.

In tal modo, invero, la commissione di massimo scoperto non può configurarsi come corrispettivo per la somma utilizzata bensì come una sorta di inammissibile clausola penale per il “fatto lecito”. Ciò, dal momento che, da un lato, viene quantificata in un importo forfettario a prescindere dalla durata dell’erogazione del credito e, dall’altro, prevista come onere dovuto per l’apertura di credito concessa anziché per l’eventuale inadempimento.

Alla luce delle superiori ragioni, il Tribunale chiedeva al Consulente nominato di eliminare le commissioni di massimo scoperto addebitate sul conto corrente oggetto di causa qualora fossero state applicate sull’utilizzato, salvo nel caso in cui, per i periodi successivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione n. 2 del 28.1.2009, la banca avesse adeguato le clausole alle nuove normative.

Esposizione del CTU sulla commissione di massimo scoperto

L’ausiliare del giudice ha operato il ricalcolo richiesto dal Giudice nel seguente modo:

  1. Applicando il tasso sostitutivo ex 117 TUB quanto ai tassi di interesse dall’apertura del rapporto sino al primo contratto prodotto in giudizio in cui erano pattuite le condizioni economiche applicabili al rapporto;
  2. Eliminando tutti gli addebiti di spese non pattuite per iscritto tra le parti,
  3. Espungendo le commissioni di massimo scoperto addebitate sul conto corrente oggetto di causa sino al terzo trimestre 2009.

All’esito del giudizio, sulla scorta della consulenza contabile espletata, il Tribunale accoglieva la domanda formulata dalla società nostra cliente, rideterminando il saldo della Banca a vantaggio della cliente.

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A cura dell’Avv. Erika Chiaramonte

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