Compensazione dell’assegno di mantenimento per il coniuge

Che cos’è la compensazione dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge?

Si parla di compensazione dell’assegno di mantenimento del coniuge nei casi in cui è applicabile l’istituto giuridico della compensazione legale ai crediti e debiti tra ex coniugi. Ciò avviene qualora il coniuge obbligato al pagamento dell’assegno di mantenimento a favore dell’ex coniuge economicamente più debole, si trovi a sua volta a vantare un credito nei suoi confronti. La giurisprudenza ha imposto una differenziazione tra i casi di compensazione dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge e i casi di compensazione del mantenimento a favore dei figli.

Differenza tra assegno di mantenimento e assegno per gli alimenti

Prima di considerare specifiche fattispecie in cui la compensazione dell’assegno di mantenimento del coniuge è stata considerata legittima, è necessario considerare la natura dell’assegno di mantenimento e la differenza esistente tra esso e l’assegno per gli alimenti. Il primo consiste in un sostegno economico a favore della parte economicamente più svantaggiata. In caso di separazione dei coniugi (sia essa consensuale o giudiziaria), il coniuge economicamente più debole ha diritto a richiedere il mantenimento qualora ricorrano i presupposti indicati dall’art. 156 del Codice Civile. Dal dettato di tale norma si evince che:

“Ha diritto al mantenimento (i) il coniuge a cui non sia stata addebitata la separazione, (ii) qualora non disponga di ‘adeguati redditi propri’, o necessiti del mantenimento a causa della propria condizione economica svantaggiata, (iii) nei casi in cui l’altro coniuge abbia la possibilità economica di provvedere al pagamento dell’assegno”.

In molti casi, il diritto al mantenimento spetta alla moglie la quale non lavori o si trovi a ricevere un reddito inferiore rispetto all’ex marito. L’assegno di mantenimento, dunque, crea un diritto di credito in capo all’ex coniuge economicamente più debole e ai figli, ed un corrispondente debito in capo all’ex coniuge obbligato alla prestazione.

La questione del se l’assegno di mantenimento abbia natura di credito alimentare o meno, risulta particolarmente rilevante in relazione all’applicabilità dell’istituto della compensazione legale al mantenimento.

Infatti, qualora la risposta a tale domanda risulti affermativa (e si riconosca la natura di credito alimentare all’assegno di mantenimento) sarebbe da escludersi la possibilità di operare la compensazione dell’assegno di mantenimento del coniuge.

I crediti alimentari sono definiti come prestazioni economiche e materiali dovute per legge ai soggetti che si trovino in stato di bisogno. A norma del Codice Civile, sono tenuti all’obbligo di prestare gli alimenti, inter alia, il coniuge e i genitori. Data la loro funzione assistenziale, i crediti alimentari hanno particolari privilegi, primo tra i quali è quello di essere esclusi dal costituire oggetto di compensazione legale ex art. 447 c.c..

Recentemente, la Suprema Corte di Cassazione ha chiarito che l’assegno di mantenimento in favore dei figli ha sempre natura alimentare, anche qualora i figli abbiano raggiunto la maggiore età ma non abbiano ancora raggiunto l’indipendenza economica (si veda Cass. sent. n.13609/2016 del 4 luglio 2016, Cass. sent. n.25166/2017 del 24 ottobre 2017).

Diversamente, la Cassazione ha stabilito che l’assegno di mantenimento in favore dell’ex coniuge non può essere qualificato come credito alimentare, (Cass. sent. n. 9686/2020 del 26 maggio 2020) in quanto l’assegno di mantenimento trova la sua radice nel vincolo coniugale, anziché in uno stato di bisogno, che non sempre è presente in relazione all’ex coniuge.

Pertanto, si può concludere in favore dell’applicabilità della compensazione legale all’assegno di mantenimento in favore dell’ex coniuge.

Quando può avvenire la compensazione dell’assegno di mantenimento del coniuge?

Come già discusso, il pagamento dell’assegno di mantenimento può essere compensato qualora il coniuge obbligato alla prestazione vanti un controcredito certo e illiquido, ma di pronta liquidazione, nei confronti dell’ex coniuge mantenuto.

È il caso considerato dalla Corte di Cassazione con la Sentenza n.9686 del 26 maggio 2020, in cui la Suprema Corte ha rigettato il ricorso proposto da una ex moglie, che aveva agito in via esecutiva al fine di recuperare l’assegno di mantenimento non corrisposto dall’ex coniuge.

La Cassazione, infatti, ha riconosciuto il diritto dell’ex marito a dedurre in compensazione il controcredito relativo al mutuo pagato dallo stesso in via esclusiva, per la realizzazione di un’opera fondiaria in favore dei figli minori.

Questo perché l’assegno di mantenimento, a differenza di quello alimentare, non soddisfa un bisogno alimentare primario, ma ha una portata ed un perimetro ben più ampio, per i vincoli di natura solidaristica che legano i rapporti tra marito e moglie.

La vicenda trae origine da un’opposizione all’esecuzione per espropriazione immobiliare avviata da una ex moglie, in forza di crediti derivanti dall’assegno di mantenimento stabilito nella sentenza di separazione personale tra i due coniugi, con la quale l’ex marito eccepiva in compensazione di un credito derivante dall’adempimento di un previo mutuo fondiario stipulato da entrambi i coniugi.

Il Tribunale, in primo grado, accoglieva l’opposizione formulata dall’ex marito e condannava la ex moglie al pagamento della somma eccedente la compensazione.

La Corte d’Appello confermava poi la decisione del giudice di prime cure, in quanto ribadiva il principio secondo il quale, il credito vantato dall’ex moglie non aveva natura strettamente alimentare, oltre a non essere stato provato quanto eventualmente concernesse gli alimenti in favore dei figli.

La moglie, risultata soccombente in entrambi i giudizi di merito, proponeva pertanto ricorso per Cassazione deducendo con il primo motivo di ricorso che il mantenimento richiesto non fosse solo per sé stessa, ma anche per i figli e che pertanto non potesse validamente formare oggetto di compensazione.

La Corte di Cassazione con la sentenza de qua, ribadisce il principio secondo cui “il credito relativo al mantenimento dei figli, anche se maggiorenni ma non ancora economicamente indipendenti, è un credito propriamente alimentare, che presuppone uno stato di bisogno strutturale proprio perché riferito a soggetti carenti di autonomia economica e come tali titolari di un diritto di sostentamento conformato dall’ordinamento, con riguardo alla complessiva formazione della persona, e la ragione creditoria è pertanto indisponibile ed impignorabile se non per crediti parimenti alimentari e di conseguenza non compensabile”.

Ben diversa la natura dell’assegno di mantenimento per l’ex moglie, in quanto tale credito non ha la medesima struttura, posto che trova la sua fonte legale nel diritto all’assistenza materiale inerente al vincolo coniugale e non nello stato di bisogno in cui versa un soggetto incapace di provvedere autonomamente ai propri bisogni.

L’ampio perimetro di tale misura è stato ribadito anche dalla Corte Costituzionale e dalla stessa Cassazione, proprio perché l’assegno di mantenimento non si limita a soddisfare esigenze primarie di sopravvivenza come quelle alimentari dei figli, ma bisogni derivanti da vincoli solidaristici più ampi.

Per quanto riguarda la compensazione, la Corte ritiene che al credito per il mantenimento del coniuge azionato in via esecutiva possa essere opposto, ai sensi dell’art. 615 c.p.c, un controcredito certo e illiquido, ma di importo superiore al credito azionato in via esecutiva e di pronta soluzione.

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