Esdebitazione e progetti di
ripianamento

In diritto, la procedura di esdebitamento si caratterizza come un meccanismo che permette al debitore di proporre ai creditori un piano di rientro per cancellare i propri debiti.

Quando si parla di esdebitazione si allude a due figure:

da una parte l’esdebitazione disciplinata dalla L. 3del 27 gennaio 2012, recante disposizioni in materia di usura ed estorsione nonché di composizione delle crisi di sovraindebitamento e dall’altra l’esdebitazione fallimentare disciplinata dagli artt. 142 e ss. della Legge fallimentare, introdotta dalla riforma del 2006 (D.Lgs. 5 del 9 gennaio 2006).

Esdebitazione disciplinata dalla L. 3 del 27 gennaio 2012 

La prima è forse la figura più nota o quella che usualmente si intende, vale a dire lo strumento riservato ai soggetti non fallibili in grosse difficoltà economiche e con debiti verso terzi e quindi:

  1. i piccoli imprenditori (si pensi ai commercianti, artigiani, professionisti ecc..) o gli imprenditori sotto soglia;
  2. i privati cittadini, ossia i consumatori senza P.IVA.


Quanto ai privati cittadini, va precisato che l’esdebitazione è riservata al consumatore che ha assunto debiti per finalità estranee all’esercizio dell’impresa e/o dell’attività professionale.

E’ pertanto consentito a questi soggetti che si trovino in una posizione di crisi finanziaria, o gravi difficoltà economiche tali da non renderli in grado di far fronte al pagamento dei propri debiti, di poter utilizzare la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento attraverso la predisposizione di un piano del consumatore, che consiste in una vero e proprio progetto di ristrutturazione debitoria da proporre ai creditori o, in alternativa, mettendo a disposizione il proprio patrimonio ai fini della liquidazione dello stesso.

Procedura di esdebitazione

La procedura di esdebitamento si avvia con la presentazione di apposita istanza da rivolgere ad un Organo per la composizione della crisi da sovraindebitamento (OCC), che è un ente terzo, indipendente e imparziale.

Ricevuta la domanda, l’OCC ne valuta il rispetto dei presupposti normativi e procede alla nomina di un professionista c.d gestore della crisi, che sarà colui che assisterà il debitore nella ristrutturazione del suo debito e per la successiva soddisfazione dei creditori.

Il legale che assisterà il debitore nell’accesso alla procedura potrà formulare una proposta, consistente in un progetto di ripianamento dei debiti, recante l’indicazione degli importi e dei tempi per saldare, per intero o in parte, i debiti.

Successivamente il progetto verrà sottoposto all’esame del gestore della crisi e successivamente dei creditori. L’accordo potrà dirsi raggiunto se si esprimerà favorevolmente almeno i creditori che rappresentano almeno il 60% debito.

Qualora il debitore rivestisse la qualifica di consumatore e, quindi, si tratti di debiti che non riguardano l’attività professionale in corso, potrà proporre un piano di ristrutturazione del debito che prevedano stessi tratti distintivi del progetto di ripianamento, con la sola differenza che in questo caso non si rende necessario, per il perfezionamento dell’accordo, il parere favorevole dei creditori.

In alternativa, il legale potrà chiedere la liquidazione del patrimonio del debitore, individuando i beni da vendere con il gestore della crisi, destinando il ricavato al soddisfacimento totale o parziale dei creditori.

Esdebitazione disciplinata dagli artt. 142 e ss Legge fallimentare

L’esdebitazione del fallito consiste nella definitiva liberazione del debitore da qualsiasi debito rimasto non pagato dopo la chiusura del fallimento, consentendogli in questo modo di recuperare la capacità di svolgere una nuova attività economica.

Quanto ai termini di applicabilità dell’esdebitazione fallimentare, la legge ne esclude l’applicabilità ai fallimenti chiusi prima dell’entrata in vigore della riforma della L. Fallimentare, ossia sei mesi dopo la sua pubblicazione in GU (16.07.2006).

Può quindi essere attivabile in relazione a fallimenti avviati prima dell’entrata in vigore della riforma, sempre che la relativa Istanza si presentata entro un anno dalla chiusura del fallimento.

Quanto ai presupposti oggettivi dell’esdebitazione ex legge fallimentare, condizione fondamentale per proporre la domanda di esdebitazione è la soddisfazione almeno parziale dei creditori ammessi.

Cosa occorre per fare domanda di esdebitazione

Per proporre la domanda di esdebitazione del fallito è necessario che: (i) la procedura fallimentare sia conclusa a seguito della ripartizione dell’attivo realizzata sulla base di un progetto di riparto ovvero (ii) il fallimento sia stato chiuso per mancata proposizione di istanze di ammissione al passivo; (iii) Il fallimento sia stato chiuso per integrale pagamento o estinzione dei crediti ammessi.

Ciò che è importante è che la chiusura della procedura fallimentare non sia dipesa dall’impossibilità di soddisfare, nemmeno in parte, i creditori concorsuali, i crediti prededucibili e le spese della procedura.

Quanto ai presupposti soggettivi della procedura di esdebitazione ex legge fallimentare, il presupposto soggettivo generale è costituito dal fatto che la condotta tenuta dal fallito nel corso della procedura sia stata improntata a correttezza, trasparenza e collaborazione.

È necessario che il fallito non abbia commesso reati e quindi non abbia riportato condanna con sentenza passata in giudicato per bancarotta fraudolenta o altri delitti contro l’economia pubblica o connessi con l’esercizio dell’attività di impresa.

Cos’è escluso dalla procedura di esdebitazione

L’Istituto in questione può aver ad oggetto solo i debiti residui dei creditori ammessi allo stato passivo e non integralmente soddisfatti, i debiti anteriori alla procedura di fallimento, relativi a creditori non insinuatisi al passivo fallimentare.

Sono esclusi dalla procedura: tutti i debiti relativi agli obblighi di mantenimento o ad obblighi di corresponsione degli alimenti e tutte le obbligazioni riguardanti rapporti estranei all’esercizio dell’impresa, aventi natura strettamente personale.

I soggetti legittimati a proporre istanza di esdebitazione fallimentare comprendono chi è fallito in proprio, ma anche il socio illimitatamente responsabile di società dichiarata fallita e nel caso di decesso del debitore fallito, anche i suoi eredi.

Quanto alla procedura, la legge prevede che la domanda di esdebitazione venga presentata dalla persona interessata avanti il Tribunale presso cui era pendente il fallimento.

Durante la procedura fallimentare oppure entro un anno dal decreto di chiusura del fallimento, a pena di decadenza.

Il legale presenta un ricorso con cui chiede al Giudice di verificare la sussistenza dei presupposti necessari per la concessione del beneficio.
Dopo la fissazione dell’udienza e l’avvio del relativo giudizio viene avviata la fase istruttoria durante la quale è obbligatoria l’assunzione del parere del curatore e del comitato dei creditori.

Quindi il Tribunale deciderà in composizione collegiale con decreto motivato impugnabile con reclamo alla Corte di Appello.

Rilevanti sono gli effetti del decreto di esdebitazione del fallito, costituiti dalla inesigibilità dei crediti, inesigibilità degli interessi, ed estinzione delle garanzie reali. Si aggiunge infine che la procedura di esdebitazione trova applicazione anche con riferimento ai debiti dell’Agenzia delle Entrate.
I dubbi circa la possibilità di far rientrare nell’esdebitazione i debiti IVA sono stati chiariti da una pronuncia della Corte di Giustizia europea con la sentenza del 16.3.2017 che ha escluso la ricorrenza di ostacoli nella disciplina comunitaria.

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Avv. Brigida Troilo

Laureatasi, con il massimo dei voti, presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e superato brillantemente l’esame di abilitazione all’esercizio della professione, l’Avv. Brigida Troilo esercita l’attività forense fin dal 2002 nel settore del diritto civile e del diritto societario.

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