I CONTRATTI A TERMINE DURANTE
L’EMERGENZA COVID-19

A cura dell'Avv. Barbara Cito

Proroga dei #contrattiatermine anche per aziende in #cassaintegrazione con emendamento al #DecretoCuraItalia e sospensione del #decretodignità, per tutto il periodo dell’emergenza, con eliminazione della causale e della maggiorazione dell’importo contributivo: così sembra si voglia fronteggiare la crisi per il #COVID-19 sul fronte del precariato

Breve intervento a cura dell’avv. Barbara Cito

Nella memoria sul “Decreto Cura Italia”, depositata presso la Commissione Bilancio del Senato, Bankitalia ha evidenziato come, nell’affrontare la crisi conseguente all’emergenza sanitaria per il Covid-19, il Governo non abbia finora previsto interventi in favore della categoria dei lavoratori a tempo determinato.

Dopo l’ultima rilevazione Istat sul mercato del lavoro relativamente al trimestre dicembre 2019 – febbraio 2020, con l’occupazione in evidente calo e la previsione di peggioramenti del dato a causa della chiusura delle attività da marzo ad aprile, si torna ora a discutere di contratti a termine.

In risposta all’emergenza, sembrerebbe pronto un emendamento al Decreto “Cura Italia”, in sede di conversione in legge, che consentirebbe la proroga dei contratti a termine anche nelle imprese che hanno fatto ricorso alla Cassa Integrazione Covid, derogando, in tal modo, alla norma di cui all’art. 20 del D.lgs. 81/2015che, al 1° comma, lettera c), vieta l’apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato, presso unità produttive nelle quali siano operanti una sospensione del lavoro o una riduzione dell’orario in regime di cassa integrazione guadagni.

Peraltro, è più che un semplice “rumor” la notizia di questi giorni relativa allo studio di una moratoria del decreto Dignità, in materia di contratti a termine, almeno per tutta la durata dell’emergenza sanitaria.

Come ben noto, il D.L. 87/2018, convertito nella legge n. 96/2018, con la modifica dell’art. 19 comma 1 del D.L. 81/2015, prevede la possibilità di apporre un termine al rapporto di lavoro subordinato per un periodo massimo di 24 mesi (rispetto ai 36 precedentemente previsti dal Jobs Act), prorogabile fino a 4 volte, nel predetto lasso di tempo (rispetto alle 5 precedentemente consentite prima della conversione del rapporto).

La stipula di un contratto privo di causale è consentita per la durata di dodici mesi, oltre cui l’apposizione di un termine è prevista esclusivamente per alcune specifiche causali (esigenze temporanee ed oggettive, estranee all’ordinaria attività; ragioni sostitutive; esigenze connesse ad incrementi temporanei, significativi e non programmabili della attività ordinaria), in difetto delle quali il rapporto lavorativo diventa a tempo indeterminato.

Rimane, comunque, salva la possibilità di deroga al limite massimo di 24 mesi sia con la contrattazione collettiva, anche aziendale, sia con la stipula di un nuovo contratto a tempo determinato, della durata di 12 mesi, presso la DTL, attuale Ispettorato Territoriale del Lavoro.

E’ stata, altresì, introdotta la previsione di un incremento contributivo dello 0,5% per ciascun rinnovo contrattuale, anche in somministrazione, rispetto all’importo già indicato con la l. 92/2012 per tutti i contratti a tempo determinato.

Emanato con il precipuo intento di contrastare la precarietà mediante la modifica della disciplina in materia del Jobs Act, il decreto dignità sembra, però, non aver raggiunto il risultato sperato e talune previsioni, disincentivando eventuali proroghe dei contratti in scadenza, potrebbero avere un effetto contrario in questo particolare momento di crisi.

Per tale ragione, con il “decreto aprile” proprio ora allo studio, ci sarebbe l’intenzione, almeno per la durata dell’emergenza, di prevedere la sospensione dell’obbligo delle causali per il rinnovo dei contratti a tempo determinato (compresi quelli di somministrazione), nonché l’eliminazione dell’addizionale contributiva dello 0,5.

Vedremo la soluzione che si sceglierà di percorrere, senza dimenticare anche la voce dei datori di lavoro, in parte preoccupati da una eventuale previsione di proroga di tutti i contratti a termine.

Non ci si può esimere, comunque, dal rilevare come la soluzione della questione rivesta un particolare rilievo, in quanto i lavoratori a termine avranno ridotte possibilità di rimanere occupati alla scadenza del contratto e, non potendo far ricorso agli ammortizzatori sociali, potranno solo  ricorrere alla Naspi che, tuttavia, garantisce trattamenti di durata ridotta a disoccupati con carriere discontinue.

A tal proposito, nella propria nota per il Senato, Bankitalia ha auspicato per i lavoratori a termine un incremento temporaneo della durata della Naspi, giustificato dalla riduzione della possibilità di ottenere un impiego.

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