Tutto quello che devi sapere sull’infortunio sul lavoro

La questione degli infortuni sul lavoro in Italia rappresenta una problematica di particolare rilievo. Solo nel 2021, in Italia sono deceduti 1.404 lavoratori per infortunio sul lavoro, di questi quasi la metà (695) sul posto di lavoro. Una cifra che è salita del +18% rispetto all’anno precedente. È pertanto importante condurre usa disamina sulla questione per identificare il quadro giuridico in materia. Tale disamina considera cosa si intende per infortunio sul lavora, cosa debba fare il lavoratore che subisca un tale infortunio, le tempistiche per la denuncia all’INAIL e l’attuale normativa in materia di infortunio da contagio da COVID-19.

Cosa si intende per infortunio sul lavoro: definizione

Si definisce infortunio sul lavoro ogni lesione all’integrità psico-fisica sofferta del lavoratore durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, dovuta a causa violenta, che determini il decesso della persona o un’inabilità permanente o temporanea al lavoro. Tale definizione si evince dal dettato normativo dell’art. 2 del Testo Unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124) che disciplina la materia.

Gli elementi integranti l’infortunio sul lavoro sono dunque i seguenti:

  • la lesione all’integrità psico-fisica della persona del lavoratore;
  • la causa violenta;
  • l’occasione di lavoro.

 

L’elemento dell’occasione di lavoro richiede l’esistenza di un nesso causale tra l’infortunio e l’attività lavorativa svolta dal lavoratore. Come chiarito dall’INAIL, restano esclusi dalla definizione di infortunio sul lavoro “gli infortuni conseguenti ad un comportamento estraneo al lavoro, quelli simulati dal lavoratore o le cui conseguenze siano dolosamente aggravate dal lavoratore stesso”.

Quanto alla causa violenta, questa è da intendersi come azione esterna, repentina e diretta che interferisce con l’attività lavorativa. Un esempio è dato dalla caduta di materiale non correttamente ancorato che provochi una lesione fisica al lavoratore (ad esempio, una frattura). Col tempo, tuttavia, il concetto di causa violenta è stato interpretato in maniera espansiva così da farvi rientrare anche quelle reazioni psicofisiche del lavoratore determinate da condizioni di lavoro particolarmente stressanti o di fatica.

Infortunio in itinere: che cos’è

Rientra nella categoria di infortunio sul lavoro anche il cosiddetto infortunio “in itinere”. Con tale espressione si intende un infortunio occorso nel tragitto compiuto dal lavoratore verso, o di ritorno dal luogo di lavoro. Si pensi all’incidente stradale che accade al lavoratore che usa un mezzo privato per recarsi alla sede del lavoro o per tornare alla propria abitazione.

Non rientrano nella categoria di infortunio in itinere risarcibile, gli infortuni conseguenti ad incidenti causati da abuso di alcolici e psicofarmaci, uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni, mancanza della prescritta abilitazione di guida o da violazione del codice della strada da parte del conducente.

La malattia professionale

Diversa dall’infortunio sul lavoro è invece la malattia professionale. Con il termine malattia professionale si indica una patologia contratta dal lavoratore in occasione dello svolgimento dell’attività lavorativa quale conseguenza dell’esposizione prolungata a fattori presenti nell’ambiente e nei locali in cui vengono svolte le proprie mansioni. Si pensi all’effetto prodotto dal contatto prolungato con polveri e sostanze nocive, rumore, vibrazioni, radiazioni, o misure organizzative che agiscono negativamente sulla salute. La causa della malattia professionale, dunque, è di natura ‘lenta’, non violenta e non concentrata nel tempo.

Per la diagnosi di tale malattia è ammessa la valutazione di potenziali cause extraprofessionali che possono avere contribuito all’insorgere della patologia. Tali cause non escludono a priori il riconoscimento della malattia professionale, purché esse non siano le sole cause ad aver procurato l’infermità.

Come per l’infortunio sul lavoro (di cui si parlerà in maniera più approfondita nella prossima sezione), una volta diagnosticata, la malattia professionale va denunciata al datore di lavoro entro il termine di 15 giorni dal manifestarsi dei primi sintomi, così da non perdere il diritto all’indennità per i giorni precedenti la segnalazione (art. 52, D.P.R. n. 1124/1965 e s.m.i.). Il datore di lavoro, ricevuta la denuncia, dovrà quindi trasmetterla all’INAIL entro 5 giorni dalla data della comunicazione ricevuta dal lavoratore (art. 53 D.P.R. n. 1124/1965 e s.m.i.).

Cosa fare in caso di infortunio sul lavoro

In caso di infortunio sul lavoro, il lavoratore è tenuto a darne pronta comunicazione al datore di lavoro. Al riguardo, l’art. 52 del T.U. prevede che il lavoratore è “obbligato a dare immediata notizia di qualsiasi infortunio che gli accada, anche se di lieve entità, al proprio datore di lavoro.” Qualora questo non accada, ed il datore di lavoro, “non essendo venuto altrimenti a conoscenza dell’infortunio, non abbia fatto la denuncia” dell’infortunio nei termini di legge, il lavoratore perde il diritto all’indennità per i giorni antecedenti a quello in cui il datore di lavoro ha avuto notizia dell’infortunio.

Va da sé che ulteriore obbligo in capo al lavoratore è quello di rivolgersi al medico (aziendale o curante) o, nei casi più gravi, al pronto soccorso al fine di ottenere la necessaria assistenza sanitaria. Questo passaggio è particolarmente importante ai fini dell’ottenimento della certificazione medica necessaria al riconoscimento dell’indennità. La certificazione dovrà indicare la diagnosi e il numero di giorni di inabilità temporanea al lavoro e dovrà essere trasmessa all’INAIL.

Comunicazione dell’infortunio da parte del datore di lavoro: obbligo e tempistiche

A norma dell’art.53 del T.U., il datore di lavoro è tenuto a denunciare all’INAIL gli infortuni da cui siano colpiti i dipendenti, e che siano prognosticati non guaribili entro tre giorni, “indipendentemente da ogni valutazione circa la ricorrenza degli estremi di legge per l’indennizzabilità.”.

La denuncia deve essere fatta in tempi stretti. Il datore di lavoro è tenuto a denunciare l’infortunio entro le 48 ore da che ha avuto contezza dell’infortunio stesso, in tutti i casi in cui la prognosi è superiore a tre giorni oltre quello dell’evento. Le tempistiche si riducono a 24 ore qualora l’infortunio presenti particolari profili di gravità, cioè “abbia prodotto la morte o per il quale sia preveduto il pericolo di morte” del lavoratore (art. 53 T.U.).

Quanto al contenuto della denuncia e del certificato medico, questi devono indicare, “oltre alle generalità dell’operaio, il giorno e l’ora in cui è avvenuto l’infortunio, le cause e le circostanze di esso, anche in riferimento ad eventuali deficienze di misure di igiene e di prevenzione, la natura e la precisa sede anatomica della lesione, il rapporto con le cause denunciate, le eventuali alterazioni preesistenti” (art. 53 T.U.).

In caso di mancata denuncia da parte del datore di lavoro, il lavoratore può provvedere personalmente alla denuncia, recandosi presso la sede INAIL competente con la copia del certificato medico rilasciato dal medico aziendale o curante, o dalla struttura sanitaria competente al rilascio.

Differenti prestazioni economiche INAIL a seconda del tipo di infortunio

Al lavoratore incapacitato a svolgere la propria attività lavorativa a causa di infortunio sul lavoro, spettano una serie di prestazioni erogate dall’INAIL. Tali prestazioni si distinguono in prestazioni economiche, prestazioni sanitarie e prestazioni integrative e assistenziali.

Tra le prestazioni economiche e sanitarie rientra l’indennità giornaliera per inabilità temporanea assoluta versata dall’INAIL. Tale indennità è finalizzata a garantire un trattamento retributivo al dipendente che si trovi impossibilitato a svolgere il proprio lavoro a causa dell’infortunio, nonché a coprire le spese sanitarie derivanti dall’infortunio stesso.

Alle prestazioni economiche sanitarie si aggiungono le prestazioni integrative e assistenziali, come ad esempio l’assegno di incollocabilità e l’assistenza psicologica, che intervengono a coprire esigenze particolari degli invalidi di lavoro e, in ipotesi residuali, anche della generalità degli assicurati contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Danno biologico e tabelle di indennizzo

Nei casi in cui dall’infortunio comporti una menomazione psicofisica rilevante, il lavoratore avrà diritto all’erogazione di prestazioni da parte dell’INAIL commisurate al grado di menomazione e al danno biologico, sulla base della tabella INAIL per il danno biologico come modificata dal D.M. 45/2019, che sostituisce la precedente risalente al 2000 (D.M. 12 luglio 2000).

In particolare, il lavoratore avrà diritto ad un “indennizzo in capitale”, erogato in un’unica soluzione, qualora il danno sofferto comporti una menomazione permanente superiore al 6% ma entro il 15%.

Diversamente, in caso di menomazione accertata di entità oscillate tra il 16% ed il 100%, la prestazione è erogata in rendita e l’importo erogato si compone di due quote: una risarcisce e indennizza il danno biologico, l’altra la ridotta capacità produttiva del lavoratore. La quantificazione delle quote avviene sulla base della Tabelle indennizzo danno biologico in capitale, quanto alla prima quota, ed alla Tabella dei coefficienti, quanto alla seconda. Tale prestazione economica non è soggetta a tassazione Irpef.

Infortunio sul lavoro da infezione da COVID-19

A norma dell’art.42, comma 2, del D.L. 17 marzo 2020, n. 18 (convertito dalla L. 24 aprile 2020, n. 27), ‘[n]ei casi accertati di infezione da coronavirus (SARS- CoV-2) in occasione di lavoro, il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all’INAIL che assicura, ai sensi delle vigenti disposizioni, la relativa tutela dell’infortunato. Le prestazioni INAIL nei casi accertati di infezioni da coronavirus in occasione di lavoro sono erogate anche per il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria dell’infortunato con la conseguente astensione dal lavoro.’

Così stabilendo, il D.L. 18/2020 ha di fatto equiparato il contagio da COVID-19, avvenuto sul posto di lavoro e in occasione dello svolgimento della propria attività lavorativa all’infortunio sul lavoro. Di conseguenza, il lavoratore affetto da COVID-19 può beneficiare delle prestazioni assicurative fornite dall’INAIL.

La denuncia dell’infortunio da contagio avviene ad opera del medico competente a cui è richiesto di redigere e trasmettere all’INAIL, per via telematica, la certificazione medica attestante l’avvenuto contagio. L’INAIL prenderà quindi in carico la pratica e procederà sulla base della normativa in materia di infortunio sul lavoro.

In caso di infortunio da contagio da COVID-19, sarà necessario – come in tutti i casei di infortunio – determinare il nesso causa-effetto tra contagio e svolgimento dell’attività lavorativa, i.e. l’occasione di lavoro. Tale determinazione si basa esclusivamente su un giudizio di ragionevole probabilità che il contagio sia avvenuto in contesto lavorativo. Non richiede invece alcuna valutazione circa eventuali comportamenti omissivi del datore di lavoro che possano aver in qualche modo facilitato o determinato il contagio.

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