Licenziamento illegittimo se si può applicare una sanzione conservativa

Che cos’è una sanzione conservativa

In diritto del lavoro, con il termine sanzioni conservative si identificano tutta una serie di sanzioni disciplinari a disposizione del datore di lavoro diverse dal licenziamento, tali da consentire la conservazione del rapporto di lavoro.

Il potere disciplinare rientra tra quelli in possesso del datore di lavoro, ed è di particolare rilievo dato l’impatto che può esercitare sul rapporto di lavoro, in quanto, in virtù di questi egli puó comminare sanzioni disciplinari al lavoratore dipendente che non rispetti i propri obblighi e doveri in relazione al rapporto lavorativo.

Quali sanzioni conservative possono essere applicate al lavoratore

Rientrano nella categoria di sanzioni disciplinari conservative del rapporto di lavoro:

  • Il rimprovero verbale;
  • Il rimprovero scritto;
  • La multa;
  • La sospensione dalla prestazione lavorativa
  • La sospensione della retribuzione sino ad un massimo di 10 giorni.

 

In aggiunta, si considera sanzione disciplinare conservativa anche il trasferimento disciplinare del lavoratore, il quale comporta lo spostamento del lavoratore a un’altra sede aziendale o a un altro reparto. Tale sanzione, tuttavia, può essere applicata solo se espressamente prevista dal contratto collettivo. Diversamente dal licenziamento (unica sanzione non conservativa), nessuna di queste sanzioni determina la cessazione del rapporto di lavoro. L’applicazione delle sanzioni conservative deve rispettare quanto disciplinato dallo Statuto dei lavoratori in materia di irrogazione delle sanzioni e di diritto di difesa del lavoratore.

Un licenziamento è illegittimo se è applicabile una sanzione conservativa?

Con la pronuncia del 18 marzo 2014 n. 6222, la Corte di Cassazione ha ritenuto illegittimo il licenziamento disciplinare intimato al lavoratore nell’ipotesi in cui, con riferimento alla condotta contestata, il CCNL applicabile preveda in luogo del licenziamento una diversa sanzione di carattere conservativo.

La Corte ha così dato applicazione al disposto dell’art. 18, comma 4, Legge 300/1970, così come modificato dalla cd. Legge Fornero, secondo cui il giudice dovrà dichiarare illegittimo il licenziamento intimato – con conseguente condanna del datore di lavoro al reintegro del lavoratore e al risarcimento del danno da questi subito – ogni qualvolta il fatto contestato rientri tra le condotte punibili con una sanzione conservativa a norma delle disposizioni del CCNL applicabile dei regolamenti aziendali.

In applicazione di detta normativa, pertanto, la Suprema Corte ha confermato la decisione assunta dalla Corte d’Appello di L’Aquila che aveva dichiarato illegittimo il licenziamento di un lavoratore “per uso improprio di strumenti di lavoro” – in particolare del PC, della rete informatica e della casella di posta elettronica aziendali – sulla base di una specifica disposizione contenuta nel contratto collettivo per cui, a suddetta condotta, è riconducibile esclusivamente una sanzione di carattere conservativo.

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