NPL E CREDITI DETERIORATI:
La liquidazione del danno da diminuzione del valore
di circolazione del credito ceduto

A cura dell'Avv. Danilo Lombardo

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11583 del 15 Giugno 2020, si è pronunciata per la prima volta sui Non Performing Loans (NPL) e sulle conseguenze derivanti dalla diminuzione delle garanzie che assistono i crediti deteriorati.

Il contenzioso trae origine da una operazione di alienazione di crediti deteriorati, garantiti da ipoteche immobiliari, effettuata dalla banca al fine di migliorare gli indici di copertura del comparto crediti.

Al momento della annotazione della surroga a margine delle ipoteche emergeva tuttavia che, all’esito della espropriazione forzata sugli immobili ipotecati avviata dalla stessa banca cedente, talune ipoteche erano state cancellate.

La cessionaria agiva, dunque, in giudizio nei confronti della cedente al fine di farne accertare la responsabilità ed ottenere il risarcimento del danno per inadempimento. Ometteva invece di chiedere la risoluzione del contratto e la retrocessione dei crediti.

Il Giudice di Prime Cure accoglieva parzialmente la domanda risarcitoria formulata nei confronti della Banca, che aveva chiamato in causa anche il Notaio rogante. La Corte d’Appello confermava la sentenza di primo grado, riconoscendo anche la responsabilità del notaio, chiamato a tenere indenne la banca di quanto dovuto al cessionario. 

Il Notaio ricorreva per cassazione avverso la pronuncia di secondo grado con cinque motivi e la Banca cedente resisteva con controricorso avanzando anche ricorso incidentale.

La Suprema Corte, esaminando per ragioni di priorità logica dapprima il ricorso incidentale avanzato dalla cedente, in quanto la mancata responsabilità della banca avrebbe escluso ogni rilevanza alle doglianze del notaio, ne rilevava l’inammissibilità.

Al contempo la Cassazione evidenziava che il motivo di ricorso, prospettando una questione di diritto del tutto particolare e avente carattere di novità, meritava di essere esaminata nell’interesse della legge, ai sensi dell’art. 363 c.p.c., comma 3.


E così la Corte si pronunciava nell’interesse della legge in ordine alla possibilità per il cessionario di un credito di agire per inadempimento nei confronti del cedente, allorquando il credito non risulti assistito dalle garanzie reali promesse, ancor prima dell’escussione del debitore garantito.

Partendo dalla considerazione che la garanzia reale (ma non sarebbe diverso in caso di garanzia personale) costituisce un diritto autonomo, ancorchè collegato, rispetto al credito ceduto, ha rilevato  che, nel caso in cui il creditore cedente trasferisca al cessionario un credito e, con esso, delle garanzie (nella specie ipoteche), che risultano mancanti in quanto estinte perchè già escusse o comunque inefficaci, in capo al cessionario è configurabile un danno autonomo rispetto a quello derivante dall’inadempimento.

Gli Ermellini hanno osservato invero che il diritto di credito ha un “valore di circolazione” in quanto può essere costituito in pegno, cartolarizzato, portato allo sconto, anticipato, ceduto, ecc.

E nella ricostruzione fornita dalla Suprema Corte detto “valore di circolazione” dipende sia dall’importo nominale del credito sia dal grado di solvibilità del debitore e dei suoi garanti (o delle sue garanzie reali).

In buona sostanza, il valore di circolazione del credito è un valore prospettico che, esprimendo l’utilità che il creditore potrebbe trarre dalle vicende circolatorie del suo diritto, prescinde dalla misura e dal momento dell’effettiva riscossione e viene in rilievo in un momento necessariamente antecedente a quello in cui il credito viene incassato.

E in tale prospettiva sono pertanto le garanzie correlate al diritto di credito a consentire il mantenimento di una prospettiva di soddisfazione per il creditore, assumendo un ruolo assorbente anche rispetto all’importo nominale del credito ed al livello di solvibilità del debitore.

Sulla scorta di tali considerazioni la Suprema Corte di Cassazione sostiene, da un lato, che il cessionario può agire nei confronti del cedente un credito in realtà sprovvisto delle garanzie promesse senza bisogno di attendere l’esito della escussione del debitore ceduto, dal momento che tale inadempienza è, di per sè, immediatamente causativa di un danno attuale al valore di circolazione del credito. Dall’altro, che il danno così cagionato deve essere parametrato, con giudizio necessariamente equitativo, alla misura in cui la maggiore prevedibile perdita in caso di insolvenza ha ridotto il valore di circolazione del credito.

Conclusivamente, sono stati affermati i seguenti principi di diritto:
Nel caso di cessione del credito nominalmente assistito da una garanzia reale, qualora quest’ultima risulti nulla, prescritta, estinta o di grado inferiore rispetto a quello indicato dal cedente, il cessionario può agire nei confronti di quest’ultimo ancor prima di aver escusso il debitore ceduto, chiedendo il risarcimento del danno da inadempimento, senza necessità di domandare la risoluzione della cessione, poichè una diminuzione delle garanzie è in sè causativa di un danno patrimoniale immediato ed attuale, corrispondente alla diminuzione del valore di circolazione del credito“.
La liquidazione del danno da diminuzione del valore di circolazione del credito ceduto, derivante dalla mancanza di una garanzia reale promessa dal cedente, deve essere parametrata, con giudizio necessariamente equitativo, alla maggiore prevedibile perdita in caso di insolvenza. Tuttavia, qualora il cessionario abbia già riscosso il credito in sede esecutiva e sia rimasto insoddisfatto, la liquidazione del danno per il vizio che rende impossibile escutere la garanzia non può avvenire più secondo un criterio prospettico, ma corrisponde in concreto alla minor somma fra la parte del credito rimasta insoddisfatta e l’importo ulteriore che il creditore avrebbe potuto riscuotere in sede esecutiva se egli avesse potuto espropriare il bene che avrebbe dovuto essere oggetto dell’ipoteca mancante“.

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