Proroga delle disposizioni in materia
di licenziamenti collettivi e individuali.

DECRETO DI AGOSTO

A cura dell'Avv. Barbara Cito​

Con il decreto Agosto prevista la proroga delle disposizioni in materia di licenziamenti  collettivi  e individuali per giustificato motivo oggettivo 

Torna a far discutere il blocco dei licenziamenti con una nuova proroga di durata variabile, collegata alla fruizione da parte dell’azienda della cassa integrazione o dell’esonero dei versamento dei contributi previdenziali

Dopo aver prima ipotizzato un’estensione del blocco delle procedure di licenziamento collettivo e dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo fino alla fine dell’anno per tutti e, poi, invece, una distinzione in due diverse fasce temporali, con il testo definitivo del Decreto n. 104 del 14 agosto 2020, cd. “Agosto” si è scelto di non fissare termine preciso, ricollegando il blocco dei licenziamenti al periodo di fruizione da parte dell’azienda della cassa integrazione.

Si stabilisce, testualmente, all’art. 14:1. Ai datori di lavoro che non abbiano integralmente fruito dei trattamenti di integrazione salariale riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19 di cui all’articolo 1 ovvero dell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali di cui all’articolo 3 del presente decreto resta precluso l’avvio delle procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223 e restano, altresì, sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, gia’ impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto di appalto. 

 2. Alle condizioni di cui al comma 1, resta, altresì, preclusa al datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, la facolta’ di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’articolo 3 della legge 15 luglio  1966, n. 604,  e restano altresì sospese le procedure in corso di cui all’articolo  7della medesima legge. 

Dunque, stavolta la proroga è arrivata prima della scadenza del termine (già fissato al 17 agosto), evitando così che vi fosse un periodo di tempo in cui non avesse vigore il divieto di licenziamento, come accaduto già per il ritardo nella pubblicazione del decreto Rilancio, ma oltre alle problematiche già insorte, con le nuove disposizioni se ne aggiungono di nuove.

Se è, infatti, indubbio che possano ricorrere alle tipologie di licenziamento già precluse dalle precedenti disposizioni emergenziali i datori di lavoro che abbiano fruito per intero degli ammortizzatori sociali con causale COVID -19 (per un periodo massimo ora di 18 settimane entro il 31 dicembre 2020 come previsto dall’art. 1 dello tesso decreto agosto) o dell’esonero contributivo (riconosciuto ai datori di lavoro che non fruiscano di ulteriore cassa Covid, ma lo abbiano fatto per i mesi di maggio e giugno, nei limiti del doppio delle ore di integrazioni salariale, per il periodo massimo di 4 mesi ex art. 3 decreto agosto), non appare chiaro cosa accada negli altri casi.

Sembrerebbe, invero, dall’interpretazione letterale della norma, doversi ritenere precluso il licenziamento con procedura collettiva o per GMO addirittura fino al 31 dicembre, qualora il datore decida di non fruire di siffatti benefici, non completando tutte le 18 settimane di cassa.

Rispetto alle precedenti previsioni del Cura Italia e del decreto Rilancio, peraltro, ora alle aziende non è più precluso di mettere in liquidazione la società a causa del divieto di licenziamento.

Risultano, invero, chiaramente esclusi dal divieto non solo i licenziamenti dei lavoratori impiegati in un appalto ove l’appaltatore che subentra sia tenuto ad assumere tutti i lavoratori, ma anche i recessi per cessazione definitiva dell’attività delle imprese messe in liquidazione , di quelle fallite nonché delle aziende che hanno raggiunto accordi sindacali per la risoluzione del rapporto con la previsione del pagamento di un incentivo all’esodo, per i lavoratori che intendono aderirvi.

Infatti, ai sensi del 3° comma “Le preclusioni e le sospensioni di cui ai commi 1 e 2  non si applicano nelle ipotesi di licenziamenti motivati alla cessazione definitiva dell’attivita’ dell’impresa, conseguenti alla messa in liquidazione della societa’ senza continuazione, anche parziale, dell’ attivita’, nei caso in cui nel corso della liquidazione  non  si configuri la cessione di un complesso di beni od attivita’ che possano configurare un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa ai sensi dell’articolo 2112 c.c., ovvero nelle ipotesi di  accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo, a detti lavoratori e’ comunque riconosciuto il trattamento di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22. Sono, altresì, esclusi dal divieto i licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione. Nel caso in cui l’esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso.”

E’ stata, altresì, estesa la possibilità di revoca da parte del datore di lavoro del recesso per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’articolo 3 della legge 15 luglio 1966, n. 604, per tutti i licenziamenti avvenuti nel 2020, senza previsione di alcun termine “purche’ contestualmente faccia richiesta del trattamento di cassa integrazione salariale,  di  cui agli articoli da 19 a 22-quinquies del decreto-legge 17 marzo  2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24  aprile  2020,  n. 27, a partire dalla data in cui ha efficacia il licenziamento. In tal caso, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza  soluzione di continuita’, senza oneri ne’ sanzioni per il datore di lavoro. 

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