La Cassazione fa il punto in materia di giurisdizione nelle controversie da ritardo, cancellazione e negato imbarco

La Cassazione fa il punto in materia di giurisdizione nelle controversie da ritardo, cancellazione e negato imbarco

In materia di Diritto della Navigazione aerea, con la recente pronuncia a Sezioni Unite n. 33002/21 del 10.11.2021 la Suprema Corte ha definitivamente messo il punto in merito all’individuazione del criterio di giurisdizione applicabile nelle controversie aventi ad oggetto ritardo, cancellazione e negato imbarco su un volo eseguito in territorio europeo.

La vicenda

La vicenda traeva origine da un procedimento instaurato tra la compagnia aerea russa Aeroflot e la Airhelp in ordine alla richiesta, avanzata da quest’ultima, per l’ottenimento della compensazione pecuniaria ex Reg. 261/04 a seguito della cancellazione di un volo da parte del vettore aereo.

La Aeroflot, ritenuta responsabile in primo grado per il disservizio cagionato ai passeggeri, decideva dunque di ricorrere dinanzi alla Corte di Cassazione contestando il difetto di giurisdizione delle Corti italiane in virtù del domicilio extraeuropeo tanto della compagnia stessa, quanto della Airhelp, società con sede legale in Hong Kong.

In particolare, la ricorrente sosteneva che, stante la natura extraeuropea delle parti coinvolte, non vi fosse alcun criterio di collegamento con il territorio dello Stato italiano che giustificasse l’instaurazione del giudizio impugnato dinanzi alle Corti nazionali.

Di contro, la Airhelp sosteneva che, conformemente alla disciplina comunitaria, prevalente sulle Convenzioni internazionali di Varsavia del 1929 e di Montreal del 1999, la normativa vigente preveda la possibilità di radicare il giudizio per il rimborso da ritardo, cancellazione e negato imbarco in un Paese europeo ogniqualvolta l’aeroporto di partenza o di arrivo del volo sia situato nel territorio di uno Stato membro.

La decisione

La Corte di Cassazione, con la citata ordinanza n. 33002/21 emessa a Sezioni Unite, rigettando il ricorso presentato dalla Aeroflot, si è definitivamente pronunciata in materia, ponendo fin all’annosa questione in tema di giurisdizione in materia di richieste di rimborso a causa di disservizi aerei.

La Suprema Corte ha infatti sancito che per simili controversie debba in primo luogo farsi riferimento al contratto di trasporto stipulato tra il passeggero e la compagnia aerea, ai fini della determinazione della natura del rapporto instaurato tra le parti, per così individuare il criterio di radicamento della giurisdizione.

Gli Ermellini hanno dunque stabilito che in materia di contratto di trasporto aereo, non trovi applicazione la Convenzione di Montreal del 1999 bensì la prevalente normativa europea ex Reg. CE 261/04 con la quale sono state istituite regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri nei casi di ritardo, cancellazione e negato imbarco.

La Suprema Corte ha poi precisato che detto Regolamento non fornisce disposizioni in tema di radicamento della giurisdizione, operando tuttavia in tal senso il successivo Reg. UE 1215/12 il quale, all’art. 7, individua tra i criteri di collegamento applicabili il luogo di esecuzione dell’obbligazione.

Ed ancora, sostiene la Cassazione che in mancanza di un collegamento ancorato al domicilio delle parti, debba farsi riferimento alla normativa interna la quale, all’art. 3 della L. 218/95 in tema di giurisdizione, fa espresso rinvio al sopra citato Regolamento UE 1215/12.

Ne consegue pertanto che, alla luce delle normative richiamate, nelle controversie in materia rimborso per i disservizi cagionati dalle compagnie aeree, l’attore possa, a prescindere dalla nazionalità extraeuropea delle parti, radicare il giudizio nel luogo dove il servizio è stato prestato, o avrebbe dovuto essere prestato, e dunque presso l’aeroporto di partenza o destinazione ove situato all’interno del territorio italiano.

 

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CASI TRATTATI CON SUCCESSO

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