In breve: Il decreto-legge 62/2026 introduce il «salario giusto»: il trattamento economico complessivo fissato dai CCNL più rappresentativi diventa il parametro minimo di riferimento, con tutela preventiva e sanzioni contro i contratti pirata. Per il lavoratore cambia l’onere della prova: basta richiamare il parametro del CCNL leader per contestare una paga insufficiente.
Con l’entrata in vigore del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, il panorama delle retribuzioni in Italia subisce una trasformazione epocale. L’introduzione del principio del “salario giusto” punta a contrastare il lavoro povero valorizzando la contrattazione collettiva qualificata.
Cos’è il Salario Giusto? Definizione e Novità del D.L. 62/2026
Il legislatore ha scelto di non adottare un salario minimo legale universale, preferendo una soluzione ancorata all’Articolo 36 della Costituzione. Il “salario giusto” viene definito come il Trattamento Economico Complessivo (TEC) stabilito dai CCNL stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative.
Caratteristica | Sistema Previgente (Ante 2026) | Nuovo Decreto (Salario Giusto) |
|---|---|---|
| Parametro | Minimi tabellari decisi dal giudice | TEC dei CCNL leader di settore |
| Tutela | Ex post (giudiziale/causa legale) | Preventiva (amministrativa/ispettiva) |
| Dumping Contrattuale | Possibile con contratti “pirata” | Fortemente contrastato e sanzionato |
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Differenza tra Vecchio Sistema e Nuovo Decreto. Le 3 Discontinuità Normative nella Tutela della Retribuzione
- Rafforzamento dei CCNL Leader: I contratti sottoscritti da sigle non rappresentative non possono più scendere sotto la soglia economica dei contratti leader.
- Incentivi e Finanza Pubblica: L’accesso a sgravi contributivi e agevolazioni fiscali è ora vincolato al rispetto del salario giusto.
- Trasparenza in Busta Paga: Nuovi obblighi informativi permettono al lavoratore di verificare immediatamente la congruità del proprio stipendio.
Prospettive per i Lavoratori e Imprese
Dal punto di vista della tutela del lavoro, il decreto semplifica l’azione legale: il lavoratore non deve più dimostrare l’insufficienza della paga, ma può richiamare direttamente il parametro normativo del TEC. Questo principio si estenderà presto anche ad ambiti critici come gli appalti, il subappalto e il lavoro tramite piattaforme digitali.
Conclusioni
Il Decreto 1° Maggio 2026 segna un mutamento di metodo: dalla tutela affidata quasi esclusivamente ai tribunali a un sistema che rende economicamente sconveniente il lavoro povero. Per professionisti e aziende, l’adeguamento ai parametri della contrattazione “buona” diventa un requisito essenziale di compliance.
Autore: Avv. Rachele Fazzi, Salary Partner dello Studio Legale Lombardo · Ordine degli Avvocati di Roma, n. A54421. Ultima revisione: 29 agosto 2026.
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