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Lo stalking condominiale: come riconoscerlo, come difendersi

Avv. Danilo Lombardo Avv. Danilo Lombardo 4 minuti di lettura
Lo stalking condominiale: come riconoscerlo, come difendersi

Lo stalking condominiale

In Italia i problemi di vicinato riguardano moltissime persone. L’Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari ha stimato in circa due milioni il numero di controversie che interessano i condomìni: 200.000 di queste vengono dibattute davanti a un Tribunale. Alcune condotte di condòmini, bollate come semplice maleducazione, vengono risolte in modo pacifico all’interno del perimetro del palazzo. Altri casi però configurano una fattispecie molto particolare: lostalking condominiale. Lo ha stabilito la Quinta Sezione Penale della Corte Cassazione con la sentenza n° 20895 del 25 maggio 2011.

LO STALKING CONDOMINIALE DAL PUNTO DI VISTA GIURIDICO
Gli avvocati dello Studio Legale Lombardo hanno già approntato uno studio sullo stalking e le sue innovazioni giurisprudenziali, in questo caso l’approfondimento si concentra sui rapporti tra condomini.

Il riconoscimento giuridico dello stalking condominiale è fondato su un’interpretazione estensiva dell’art. 612 bisc.p., introdotto con il cosiddetto “Decreto sicurezza”, convertito con la legge 24 aprile 2009 n. 38 che disciplina il reato per atti di persecuzione.

Detta disposizione sanziona con la reclusione fino a quattro anni chiunque ponga in essere reiterate condotte persecutorie tali da determinare nella persona offesa un perdurante e grave stato di ansia e timore o, alternativamente, l’alterazione le proprie abitudini di vita.

Contestualizzando dette condotte nell’ambito dei rapporti di condominio, la giurisprudenza ha elaborato la figura del c.d. stalking condominiale che si configura quindi come una condotta persecutoria reiterata nei confronti di più persone a stretto contatto tra di loro e accomunate da caratteristiche simili.

Nella sopra citata sentenza del 25 maggio 2011, n. 20895, leading case in materia, la Cassazione ha confermato la condannata inflitta ad un condomino – affetto da forte sindrome maniacale – per il delitto di stalking ai danni di tutti i soggetti di sesso femminile residenti nel condominio, benché gli atti persecutori fossero stati rivolti direttamente solo ad alcune donne (nello specifico si trattava di due condomine), in quanto la condotta tenuta dall’agente – per il suo carattere sistematico e persecutorio – aveva di fatto ingenerato nelle altre donne (c.d. vittime indirette del reato) uno stato di paura ed ansia tale da costringerle a modificare sensibilmente le proprie abitudini di vita.

IN COSA CONSISTE CONCRETAMENTE LO STALKING CONDOMINIALE
Il turbamento della tranquillità domestica si esprime in forme molto diverse. Lo stalking condominiale si configura come un insieme di atti ripetuti volti ad arrecare volontariamente a uno o a una pluralità di condomini un disturbo intollerabile per un periodo prolungato di tempo, tale da condizionarne la vita di tutti i giorni. Le azioni volontarie e reiterate sono elementi che costituiscono lo stalking mentre il condominio costituisce il locus commissi delicti.

Vari sono i casi portati all’attenzione dei giudici di merito. Tra questi il caso di una donna che, nonostante le ripetute lamentele, non cessava di lavare il pavimento del pianerottolo con un detersivo a cui era allergica la sua dirimpettaia. L’atto, volontario e reiterato, era una forma di vendetta per una vecchia lite finita in tribunale.

In generale questi particolari atti persecutori si concretizzano in:

condotte fastidiose come tenere televisori e stereo a volume alto in piena notte;
comportamenti contrari alla convivenza civile come lasciare sporcizia sul pianerottolo;
azioni compiute per intimidire il vicinato come avvelenare animali domestici;
atti per mettere a repentaglio l’incolumità dei vicini come gettare liquidi scivolosi sugli usci.
L’elenco non è esaustivo ma fornisce un’idea di massima dei comportamenti seriali che possono rientrarne nella fattispecie di stalking condominiale.

COME DIFENDERSI DALLO STALKING TRA CONDOMINI

È necessario distinguere due tipi di molestie.

In un caso è possibile riscontrare comportamenti persecutori reciproci, in una sorta di “guerra” di vicinato. Questa situazione non può essere definita come stalking e il conflitto può essere risolto in modo informale per mezzo di un mediatore come l’amministratore.

Quando gli atti persecutori sono rivolti in modo unilaterale nei confronti di un condomino o un gruppo di essi si può configurare il reato di stalking condominiale.

Per difendersi la vittima può rivolgersi inizialmente al presunto persecutore per invitarlo a mettere fine a suoi comportamenti molesti, coinvolgendo in questa prima fase anche l’amministratore. Una prima via percorribile è data dalla possibilità per la vittima di presentare apposita richiesta di ammonimento al Questore, per il tramite dell’autorità di pubblica sicurezza, ex art. 8 D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito con modificazioni in legge 23 aprile 2009, n. 38.

Il Questore, preso atto della richiesta, qualora la ritenga fondata, emettere un decreto di ammonimento orale nei confronti dello stalker, che evita al colpevole un processo penale e alla vittima di doversi avventurare nelle lungaggini della giustizia.

Il livello di tutela più alto è dato dalla querela. Questa può essere sporta entro sei mesi dai fatti incriminati. Le prove richieste dal Tribunale sono testimonianze scritte e orali, filmati o registrazioni che attestino la condotta reiterata dello stalker. Il Tribunale, accertata la responsabilità penale dell’imputato, può emettere nei suoi confronti un’ordinanza restrittiva che impone allo stalker di lasciare la propria abitazione e di non avvicinarsi oltre i 500 metri al condominio per un determinato periodo di tempo.

Danilo Lombardo

Scritto da

Danilo Lombardo

Founder e Managing partner

Ha conseguito la laurea presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli, nota come Luiss, nel 2001, conseguendo il titolo di avvocato nel 2004 ed iscrivendosi all’Albo degli…

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