Video · Intervista
Licenziato per una riorganizzazione legata all'intelligenza artificiale: è legittimo?
Intervista integrale a Il Tempo (11:17), pubblicata il 20 marzo 2026. Parla l'Avv. Danilo Lombardo, Founder e Managing partner dello Studio Legale Lombardo, intervistato dal direttore Daniele Capezzone.
In breve
Cosa dice la legge, in breve
- Nell'intervista a Il Tempo l'Avv. Danilo Lombardo commenta la sentenza del Tribunale di Roma del novembre 2025 (n. 9135) che ha ritenuto legittimo il licenziamento per giustificato motivo oggettivo di una designer di un'azienda di cybersecurity, in una riorganizzazione che usava anche strumenti di intelligenza artificiale.
- L'intelligenza artificiale, da sola, non è un motivo di licenziamento: il giudice verifica se la riorganizzazione è effettiva o solo di facciata. Se il motivo è esistente, documentato e provato e il ruolo è davvero soppresso, il licenziamento può reggere.
- Per l'avvocato il vero discrimine è tra sostituzione e supporto: se l'IA sostituisce il ruolo il licenziamento può essere legittimo, se lo supporta la mansione non è davvero soppressa.
- Resta l'obbligo di repêchage: l'azienda deve provare di non poterti ricollocare. Per l'avvocato è il punto debole delle tutele di chi è assunto dopo il Jobs Act, perché la sua violazione non porta alla reintegra.
- Nella prima parte l'avvocato ricorda due interventi della Corte costituzionale: la reintegra quando il motivo oggettivo non sussiste e la caduta del tetto di sei mensilità nelle piccole imprese.
Approfondimento
Approfondimento: cosa deve provare l'azienda
La sentenza. Il caso commentato nell'intervista è stato deciso dal Tribunale di Roma, IV sezione lavoro, con la sentenza n. 9135 del 19 novembre 2025. Una graphic designer di un'azienda di sicurezza informatica era stata licenziata per giustificato motivo oggettivo nel 2023. L'azienda ha documentato una grave crisi economica, la riduzione del personale e la scelta di concentrarsi sullo sviluppo software, lasciando il settore design. Le attività grafiche residue erano state riassorbite all'interno, anche con l'uso di strumenti di intelligenza artificiale. Il giudice ha respinto il ricorso: l'IA non è stata considerata la causa del licenziamento, ma uno degli strumenti della riorganizzazione. Sul repêchage, le altre posizioni richiedevano competenze di sviluppo software e cyber intelligence, e la figura di graphic designer è stata ritenuta diversa da quella di web o UX designer. La decisione si è basata sulle prove della crisi e della riorganizzazione, non sulla tecnologia in sé.
Il giustificato motivo oggettivo. È un licenziamento per ragioni che riguardano l'organizzazione dell'azienda, non il comportamento del lavoratore (art. 3, L. 604/1966). Il giudice non può dire all'azienda come organizzarsi. Può però controllare tre cose:
- che la riorganizzazione ci sia stata davvero;
- che abbia causato la soppressione proprio del tuo posto;
- che non ci fosse un'altra posizione su cui ricollocarti (repêchage).
L'onere della prova è dell'azienda (art. 5, L. 604/1966).
Sostituzione o supporto. Nell'intervista l'avvocato propone una chiave di lettura: se lo strumento di intelligenza artificiale sostituisce davvero il ruolo, il posto può dirsi soppresso; se invece aiuta chi continua a svolgere quelle mansioni, il lavoro c'è ancora e va verificato chi lo fa. Conta anche capire se le tue mansioni sono state soltanto redistribuite e a chi.
Quando il licenziamento può essere illegittimo. Se la riorganizzazione è solo dichiarata, o se dopo il licenziamento viene assunta un'altra persona per fare il tuo stesso lavoro, il motivo può non reggere. Per chi è assunto dal 7 marzo 2015 in un'azienda con più di 15 dipendenti, se il fatto indicato dall'azienda non esiste il giudice ordina la reintegra (Corte costituzionale n. 128/2024). Se invece il fatto esiste ma l'azienda non ha rispettato il repêchage, spetta un'indennità economica. Nelle aziende più piccole la tutela è economica; dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 118/2025 l'indennità non è più limitata a sei mensilità. Per chi è assunto prima del 7 marzo 2015 si applicano regole in parte diverse (art. 18 dello Statuto dei lavoratori): la tutela va valutata caso per caso.
Cosa fare.
- Conserva la lettera di licenziamento: i motivi devono essere scritti lì.
- Annota chi svolge oggi le tue mansioni, e con quali strumenti.
- Raccogli organigrammi, comunicazioni interne e annunci di nuove assunzioni.
- Controlla se nello stesso periodo c'erano posizioni aperte compatibili con la tua esperienza.
- Impugna il licenziamento per iscritto entro 60 giorni dalla ricezione. Poi ci sono 180 giorni per depositare il ricorso.
Errori da evitare. Pensare che contro una riorganizzazione legata all'intelligenza artificiale non si possa fare nulla. Accettare la riorganizzazione come un fatto, senza chiedere prove. Firmare una conciliazione prima di aver fatto valutare il licenziamento.
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Capitoli
I passaggi dell'intervista
- 0:00 Introduzione: lavoro, intelligenza artificiale e Jobs Act
- 0:26 Dopo il referendum: gli interventi della Corte costituzionale
- 1:25 Reintegra se il motivo oggettivo non sussiste
- 2:08 Piccole imprese: cade il tetto delle sei mensilità
- 2:46 Il caso: designer licenziata in un'azienda di cybersecurity
- 3:51 La sentenza del Tribunale di Roma (novembre 2025)
- 4:51 Riorganizzazione effettiva o di facciata
- 5:52 Quando l'IA sostituisce il ruolo, e il repêchage
- 7:28 Quali criteri oggettivi per il giudice
- 8:28 Sostituzione o supporto: il vero discrimine
- 9:35 L'istruttoria del Tribunale e il nodo del repêchage
- 10:53 Conclusioni
Trascrizione
Cosa dice l'Avv. Danilo Lombardo
Leggi la trascrizione completa
Trascrizione rivista dell'intervista integrale (11:17), a partire dai sottotitoli automatici di YouTube: tolte ripetizioni, intercalari ed errori di riconoscimento, senza aggiungere contenuti. Le attribuzioni delle battute sono ricostruite dal parlato.
[0:00] Giornalista (Daniele Capezzone): Avvocato Danilo Lombardo, benvenuto a Il Tempo. Come sta?
[0:02] Avv. Lombardo: Bene, grazie, direttore.
[0:04] Giornalista (Daniele Capezzone): Molto bene, grazie. Allora, affrontiamo i temi del lavoro, dell'intelligenza artificiale, nuova realtà, ma anche dell'apparato normativo tradizionale, così come modificato. Il Jobs Act non è stato modificato dal referendum, che non è passato la scorsa estate, ma è stato modificato da una serie di interventi della Corte costituzionale. In sintesi, come?
[0:26] Avv. Lombardo: Allora, diciamo che la richiesta di referendum era sostanzialmente finalizzata a ripristinare alcune disparità che si erano venute a creare, e che in parte ancora oggi sussistono, fra i lavoratori assunti prima del Jobs Act e i lavoratori assunti dopo il Jobs Act. Di fatto il referendum non ha raggiunto il quorum, purtroppo, ma la Corte costituzionale è intervenuta con due importanti…
[0:51] Giornalista (Daniele Capezzone): Sa che in questa sede il «purtroppo» è avversato da molti di quelli che ci ascoltano, me incluso, che dicono: fortunatamente non è passato il quorum.
[1:01] Avv. Lombardo: No, no, il tema è che giuridicamente, per noi addetti ai lavori, era un intervento importante, perché chiaramente gli scenari ancora aperti sono diversi, e a mio avviso il legislatore è tenuto a intervenire. Per sintetizzare quali erano gli aspetti fondamentali: il primo è che con il Jobs Act si eliminava la possibilità di reintegra in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La Corte costituzionale, rilevando una sostanziale disuguaglianza tra posizioni analoghe di lavoratori assunti prima e dopo il Jobs Act, ha specificato che in caso di insussistenza del fatto materiale, o meglio, se la ristrutturazione aziendale posta a giustificazione del licenziamento non sussiste, anche il lavoratore assunto dopo il Jobs Act ha diritto alla reintegra. Questa è stata la prima decisione della Corte…
[2:07] Giornalista (Daniele Capezzone): Esattamente, quella che ha un po' ripristinato l'equilibrio.
[2:08] Avv. Lombardo: L'altra, successiva al referendum, che fa eco a uno dei quesiti, è stata quella di abbattere il muro delle sei mensilità che era stato introdotto per le imprese al di sotto dei 15 dipendenti. Quindi, in sostanza, la Corte costituzionale ha rimesso al centro del sistema il giudice, che oggi è chiamato nuovamente a valutare il rapporto di causalità tra la ristrutturazione aziendale e il licenziamento, e a valutare l'indennità nel suo complesso che può essere riconosciuta al lavoratore.
[2:46] Giornalista (Daniele Capezzone): Lei naturalmente sa che in una testata conservatrice, liberale, pro impresa questo comporta molti rischi. Io potrei sostenere che questo allarga la sfera di discrezionalità del giudice, considerando tendenze giurisprudenziali consolidate in Italia, spesso con un atteggiamento anti-impresa. Ma questo potrebbe essere oggetto di un'altra conversazione. Teniamoci invece al punto che ci avvicina al presente, l'intelligenza artificiale. Cominciano a esserci i primi casi qui in Italia: una web designer di un'impresa che opera nella cybersecurity è stata licenziata. Ma che cos'era? Era davvero un'esigenza legata all'intelligenza artificiale, che rende superflua una certa prestazione professionale, o era una ristrutturazione aziendale con, lo dico male, lo schermo dell'intelligenza artificiale? Cosa ha deciso il Tribunale di Roma? Che valutazioni ne trae lei?
[3:51] Avv. Lombardo: Il tema lei l'ha immediatamente centrato. Il Tribunale di Roma si è espresso a favore della legittimità del licenziamento. Questo vuol dire che l'intelligenza artificiale, fenomeno in fortissima espansione, viene tenuta nella dovuta considerazione quale elemento di un giustificato motivo oggettivo di licenziamento. Che cosa ha comportato nel caso specifico? Intanto, in questa sentenza, che è del novembre 2025, è la prima volta, almeno per quanto a mia conoscenza, che si fa menzione dell'intelligenza artificiale nelle motivazioni di una sentenza, e si riconduce espressamente, come peraltro era prevedibile, l'intelligenza artificiale a uno dei fattori che determinano una riorganizzazione aziendale tale da causare e giustificare la soppressione del posto di lavoro.
[4:51] Giornalista (Daniele Capezzone): Dov'è che è importante questa sentenza, e perché può segnare un punto di partenza?
[5:00] Avv. Lombardo: È importante perché nell'istruttoria si cerca di andare in profondità e di capire se la ristrutturazione aziendale posta a fondamento del licenziamento fosse effettiva o solamente di facciata. Su cosa è pacifica la giurisprudenza? La giurisprudenza è pacifica, e il Tribunale di Roma non fa altro che recepire questo orientamento: se il giustificato motivo oggettivo è esistente, è documentato ed è provato, e ne consegue la soppressione di un certo ruolo, il licenziamento è legittimo.
[5:41] Giornalista (Daniele Capezzone): Tenuto conto dell'obbligo di repêchage che l'azienda deve però rispettare: è questo il principio cardine, no? Vorrei dire, in questo caso, se capisco bene, a prescindere o no dall'intelligenza artificiale.
[5:52] Avv. Lombardo: A prescindere o no dall'intelligenza artificiale. Dov'è che il Tribunale è stato particolarmente rigoroso, rispetto a una fattispecie che implicava l'utilizzo dell'intelligenza artificiale? Nell'andare a verificare se, a valle di questa trasformazione imposta da ragioni aziendali reali e provate, l'intelligenza artificiale andava a sostituire effettivamente quel ruolo, e quindi a decretarne la soppressione, perché per orientamento consolidato la sostituzione integrale e la soppressione si equivalgono. Quindi, se l'intelligenza artificiale può sostituire, come fecero un tempo in fabbrica i robot con gli operai, senza l'ausilio e il supporto dell'essere umano, una figura professionale che, almeno in questo momento, svolge mansioni ripetitive e replicabili in maniera abbastanza facile, quel licenziamento è legittimo. Condizione necessaria è che venga offerta una possibilità, ove esistente in azienda, di ricollocare quella lavoratrice o quel lavoratore in una mansione uguale o equivalente: cosa che, nel caso di specie, l'azienda ha dimostrato di non poter fare, convincendo il Tribunale che tutti gli elementi che giustificavano il licenziamento fossero oggettivi ed esistenti.
[7:28] Giornalista (Daniele Capezzone): Domanda conclusiva. Questo è un caso in cui la decisione è stata favorevole all'impresa. Ma, a suo avviso, come si fa ad ancorare la valutazione del magistrato a criteri oggettivi, per evitare, quale che sia poi la decisione, pro lavoratore o pro impresa, che il giudice si trasformi lui in manager dell'impresa e stabilisca lui qual è la giusta organizzazione aziendale? Come si fa ad ancorarla a parametri in qualche misura prevedibili, che consentano un minimo di certezza alle parti davanti al giudice?
[8:15] Avv. Lombardo: Allora, io penso che in questo momento, considerata la dimensione del fenomeno intelligenza artificiale, non siamo ancora in grado di intervenire e tipizzare, quindi individuare un perimetro…
[8:28] Giornalista (Daniele Capezzone): Perché poi il vero discrimine è: sostituzione o coadiuvazione.
[8:33] Avv. Lombardo: Certo. Perché se sostituisce, allora il licenziamento è legittimo; se va a supportare, vuol dire che quella mansione non è effettivamente svolta integralmente. Le faccio un esempio che forse può essere chiarificatore: un'azienda decide di esternalizzare l'ufficio marketing. In quel caso c'è la completa sostituzione: la mansione svolta internamente viene delegata a una società esterna.
[9:12] Giornalista (Daniele Capezzone): Quindi l'elemento decisivo, per il giudice e in generale per i manager e per voi avvocati, è rappresentato dall'autonomia che l'intelligenza artificiale esprime. Lo dico male e lei mi correggerà: se si trattasse di un'automobile, il tema è se l'auto si guida da sé o se dai al pilota uno strumento in più.
[9:35] Avv. Lombardo: Esattamente. Il Tribunale di Roma, secondo me, ha fatto bene questa distinzione, ma soprattutto ha fatto un'istruttoria veramente approfondita, sia sul processo che si andava a modificare e sull'identificazione del nuovo business che l'azienda voleva portare avanti, sia soprattutto sull'obbligo di repêchage, che è un aspetto fondamentale ed è ancora il vero vulnus dell'attuale sistema di tutela dei lavoratori. La Corte costituzionale, con questi interventi, che sono stati sicuramente molto importanti, ha assicurato al lavoratore delle garanzie reali che con il Jobs Act erano state tolte, per ragioni anche condivisibili sotto alcuni aspetti, ma in una maniera che aveva destato, e desta tuttora, forse qualche confusione. In realtà, superato lo scoglio della sussistenza del giustificato motivo oggettivo, che oggi determina la reintegra, rimane il problema del repêchage, che per gli assunti dopo il Jobs Act non garantisce la reintegra.
[10:53] Giornalista (Daniele Capezzone): È stato chiarissimo. Grazie all'avvocato Danilo Lombardo. Ho l'impressione che ci rivedremo, perché di trimestre in trimestre si creano nuovi casi e, con norme che non possono inseguire la realtà, lo spazio dell'interpretazione giurisprudenziale, nel bene e nel male, si allarga.
[11:11] Avv. Lombardo: Presumo sia il primo di molti casi.
[11:14] Giornalista (Daniele Capezzone): Grazie e buon lavoro.
[11:15] Avv. Lombardo: Grazie a lei.
Domande frequenti
Le risposte in breve
Un'azienda può licenziarmi perché il mio lavoro lo fa un software di intelligenza artificiale?
Solo se la riorganizzazione è reale, ha soppresso il tuo posto e non c'era un'altra posizione su cui ricollocarti. Deve provarlo l'azienda. Il solo fatto di usare l'intelligenza artificiale non basta.
Cos'è il repêchage?
È l'obbligo dell'azienda di verificare, prima di licenziare per motivo oggettivo, se puoi essere ricollocato su un'altra posizione disponibile e compatibile con la tua professionalità. Secondo la giurisprudenza prevalente la verifica riguarda anche mansioni inferiori. La prova spetta all'azienda.
Le mie mansioni le fa ora un collega con l'aiuto dell'IA: il licenziamento è legittimo?
Non necessariamente. Nel caso deciso a Roma il giudice ha valutato la crisi documentata dell'azienda, la scelta di abbandonare il settore e la differenza tra le competenze. Se l'IA supporta un collega che continua a svolgere il tuo lavoro, va verificato se il posto è stato davvero soppresso. Ogni caso va valutato sui documenti.
Entro quando devo impugnare il licenziamento?
Entro 60 giorni dalla ricezione della lettera, con un atto scritto. Poi entro 180 giorni va depositato il ricorso in tribunale o chiesto il tentativo di conciliazione o l'arbitrato.
Chi parla
Avv. Danilo Lombardo
Avv. Danilo Lombardo, Founder e Managing partner dello Studio Legale Lombardo, patrocinante in Cassazione. Si occupa di licenziamenti e tutela di lavoratori, quadri e dirigenti. → Scheda dell'Avv. Danilo Lombardo
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