In breve: puoi dimetterti per giusta causa quando l’inadempimento del datore è grave — stipendi non pagati, contributi omessi, demansionamento, mobbing — e in quel caso hai diritto alla NASpI e all’indennità di preavviso. Ma attenzione: la giusta causa va documentata e la reazione deve essere tempestiva.
Prenota una videoconsulenza prima di presentare le dimissioni — la strategia si costruisce prima, non dopo. Numero verde 800 911 781.
Le dimissioni per giusta causa sono le dimissioni rassegnate dal lavoratore a fronte di un inadempimento del datore di lavoro così grave da non consentire la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto di lavoro (art. 2119 c.c.). Non richiedono preavviso e, a differenza delle dimissioni volontarie ordinarie, danno diritto alla NASpI.
I motivi più frequentemente riconosciuti dalla giurisprudenza sono:
- mancato o reiterato ritardo nel pagamento dello stipendio;
- omesso versamento dei contributi previdenziali;
- mobbing, molestie o comportamenti offensivi sul luogo di lavoro;
- demansionamento o modifica illegittima delle mansioni;
- trasferimento privo di comprovate ragioni tecniche, organizzative o produttive.
Le dimissioni per giusta causa rivestono una particolare importanza nel diritto del lavoro. Configurano un’ipotesi particolare di dimissioni del lavoratore subordinato. Difatti esse identificano tutte quelle situazioni nelle quali un dipendente ha il diritto di recedere dal contratto di lavoro in tronco, ovvero può interrompere il proprio rapporto lavorativo senza rispettare l’obbligo di preavviso previsto dalla legge. La motivazione sottesa all’esercizio di tale facoltà ha a che fare con la condotta tenuta dal datore di lavoro, condotta talmente grave da rendere impossibile, anche temporaneamente, la normale prosecuzione del rapporto lavorativo.
Cosa si intende per giusta causa nel diritto del lavoro
Come già anticipato sopra, la giusta causa consiste in un comportamento talmente grave da far venir meno il legame di fiducia tra lavoratore e datore di lavoro. Quando si verificano determinate circostanze tali da rendere impossibile la prosecuzione del rapporto lavorativo, una delle due parti può decidere di recedere dal contratto di lavoro con effetto immediato, senza osservare il periodo di preavviso.
Normativa e procedura per dimissioni per giusta causa
Le dimissioni per giusta causa sono disciplinate dall’articolo 2119 del Codice civile, rubricato “Recesso per giusta causa”. Secondo tale normativa, ciascuno dei contraenti all’interno del apporto di lavoro può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, nel caso in cui si sia verificata una causa che non consenta più la prosecuzione del rapporto stesso. La materia è, altresì, regolata dall’art. 2118 (“Recesso del contratto a tempo indeterminato”), nonché dal d. lgs. n. 151 del 2015. E proprio l’art. 26 del decreto summenzionato ha introdotto una nuova procedura telematica al fine di consentire un’ulteriore modalità di formalizzazione delle dimissioni per giusta causa. Ed invero, si potrà ricorrere all’utilizzo di appositi moduli resi disponibili dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali e seguire le modalità operative ivi specificate, al fine di comunicare correttamente le proprie dimissioni.
In particolare, la procedura può essere attivata sia da un lavoratore che opera in autonomia, sia da un lavoratore assistito da patronati, organizzazioni sindacali, enti bilaterali o commissioni di certificazione. Se il lavoratore preferisce agire autonomamente dovrà espletare alcune attività:
- richiedere il codice personale INPS (PIN INPS dispositivo), accedendo al sito dell’INPS.
- registrarsi al Ministero del Lavoro, accedendo al sito, per ottenere username e password;
- accedere al sito del Ministero del Lavoro e compilare l’apposito modulo per le dimissioni;
- inviare il modulo al proprio datore di lavoro tramite PEC e alla DTL territorialmente competente tramite posta elettronica ordinaria.
La compilazione del modello telematico, validato dal datore di lavoro, dovrà essere successivamente trasmessa all’INPS e corredata da tutta la documentazione che attesta i motivi delle dimissioni, al fine di ottenere il beneficio NASPI. È bene precisare che tale procedura si applica a tutte le dimissioni rassegnate a partire dal 12 marzo 2016.
Motivazioni valide per dimissioni giusta causa
Le cause che possono indurre il dipendente a rassegnare le proprie dimissioni si sostanziano in un impedimento grave commesso dal datore di lavoro verso gli obblighi contrattuali. Ad esempio: corrispondere la retribuzione, versare i contributi previdenziali e assistenziali, pagare l’Inail, rispettare la normativa sulla salute e sicurezza del lavoro. Pertanto, di seguito indicheremo alcune delle motivazioni sottese al recesso:
- Il mancato pagamento dello stipendio.
- Il mancato versamento dei contributi.
- Molestie sessuali.
- Insulti o comportamenti illeciti del datore di lavoro.
- Demansionamento.
- Peggioramento delle condizioni o delle mansioni lavorative.
- Spostamento del lavoratore da una sede all’altra senza che vi siano “comprovate ragioni tecniche organizzative e produttive” come richiesto dall’articolo 2103 del Codice civile.
- Mobbing.
Se hai un documento in mano e devi decidere come muoverti, il tema è trattato nel dettaglio nella pagina dedicata a diritto del lavoro. Lo Studio Legale Lombardo assiste dirigenti, quadri e professionisti a Roma, Milano e in tutta Italia: il primo colloquio si svolge in videoconsulenza, a costo fisso.
Preavviso e tempistiche
Come già più volte sottolineato, le dimissioni per giusta consentono al dipendente di interrompere il rapporto di lavoro con effetto immediato, senza dover rispettare il periodo di preavviso. Da ciò ne consegue che, il lavoratore che si dimette per giusta causa è esonerato dal fornire al proprio datore di lavoro il congruo preavviso previsto dal contratto di settore. Ciò significa la possibilità di lasciare il posto di lavoro in tronco, con effetto immediato.
Conseguenze delle dimissioni per giusta causa
Il lavoratore che rassegna le dimissioni per giusta causa diviene titolare di una serie di diritti:
- l’indennità sostitutiva del preavviso, nel caso in cui si tratti di un rapporto a tempo indeterminato;
- la NASPI (Nuova assicurazione sociale per l’impiego) nel caso in cui sussistano i presupposti;
- eventuale risarcimento per il danno patrimoniale subito, nel caso di contratto a tempo determinato o a tempo indeterminato con una clausola di stabilità;
- eventuale risarcimento per il danno non patrimoniale nel caso in cui la giusta causa di dimissioni abbia determinato anche un’obiettiva lesione dell’integrità psicofisica del lavoratore.
Di contro, il datore di lavoro, oltre a dover corrispondere l’indennità sostitutiva del preavviso, è anche tenuto a versare il contributo addizionale di recesso all’INPS in tutti i casi previsti dalla legge.
Sentirsi tutelati è fondamentale: scegli un Miglior Avvocato Milano esperto in diritto del lavoro, pronto a difendere i tuoi diritti. In alternativa, puoi sempre richiedere una Consulenza Avvocato del lavoro online senza perdere tempo.
Domande frequenti sulle dimissioni per giusta causa
Quali sono i motivi validi per le dimissioni per giusta causa?
Sono validi i gravi inadempimenti del datore di lavoro: mancato pagamento della retribuzione, omesso versamento dei contributi, molestie o mobbing, demansionamento, trasferimento illegittimo, pretesa di prestazioni illecite. La gravità va valutata caso per caso: prima di dimettersi è consigliabile far esaminare la situazione a un avvocato del lavoro.
Dopo quanti stipendi non pagati posso dimettermi per giusta causa?
La legge non fissa un numero minimo di mensilità. La giurisprudenza considera giusta causa il mancato pagamento significativo o reiterato della retribuzione: in genere già due o tre mensilità non corrisposte, o ritardi sistematici, giustificano il recesso immediato. È prudente inviare prima una diffida scritta, che costituisce anche prova dell’inadempimento.
Con le dimissioni per giusta causa spetta la NASpI?
Sì. Poiché lo stato di disoccupazione non è volontario, il lavoratore ha diritto alla NASpI al pari di chi viene licenziato. Nella domanda all’INPS occorre documentare la giusta causa (ad esempio con la diffida al datore di lavoro o l’atto introduttivo del giudizio); in caso di contestazione, l’indennità può essere riconosciuta con riserva di ripetizione.
Devo dare il preavviso se mi dimetto per giusta causa?
No. La giusta causa esonera dal preavviso: il rapporto cessa immediatamente. È anzi il datore di lavoro a dover corrispondere al lavoratore l’indennità sostitutiva del preavviso, oltre alle altre spettanze di fine rapporto.
Come si presentano le dimissioni per giusta causa?
Con la procedura telematica obbligatoria sul portale Servizi Lavoro del Ministero del Lavoro (direttamente con SPID/CIE o tramite patronato, consulente del lavoro o sindacato), selezionando la causale “dimissioni per giusta causa” e indicandone i motivi. È fondamentale conservare tutta la documentazione che prova l’inadempimento del datore di lavoro.
Aggiornamento giurisprudenziale — agosto 2026
Due pronunce recenti della Cassazione rafforzano ed esigono rigore al tempo stesso. Con l’ordinanza n. 5445/2026 la Corte ha riconosciuto che l’omissione contributiva prolungata (nel caso esaminato, sedici mesi) integra giusta causa di dimissioni e dà diritto alla NASpI, se l’inadempimento è grave, continuativo e ancora in atto al momento del recesso. Con l’ordinanza n. 8564/2026 ha però chiarito che, ai fini della NASpI, non basta una semplice diffida: serve la prova concreta della volontà di far valere l’inadempimento del datore — diffide circostanziate, ricorsi, denunce o azioni giudiziarie. È esattamente il tipo di dossier che costruiamo prima delle dimissioni.
Domande frequenti sulle dimissioni per giusta causa
Se il datore non versa i contributi posso dimettermi per giusta causa?
Sì: la Cassazione ha riconosciuto che l’omissione contributiva grave e prolungata giustifica le dimissioni con diritto alla NASpI. Verifica la tua posizione contributiva sul sito INPS prima di muoverti: è la prima prova del dossier.
Basta una lettera dell’avvocato per avere la NASpI?
No: serve dimostrare concretamente di aver fatto valere l’inadempimento — una diffida documentata e circostanziata, e se necessario l’azione giudiziaria. Una semplice contestazione generica non è sufficiente secondo la giurisprudenza più recente.
Quanto tempo ho per dimettermi dopo il fatto grave?
La reazione deve essere tempestiva: proseguire il rapporto a lungo dopo l’inadempimento indebolisce il nesso tra violazione e dimissioni. Se stai valutando le dimissioni per giusta causa, il momento di costruire la strategia è adesso.
Questo approfondimento fa parte della guida completa al licenziamento dello Studio.
Autore: Avv. Rachele Fazzi, Salary Partner dello Studio Legale Lombardo · Ordine degli Avvocati di Roma, n. A54421. Ultima revisione: 29 agosto 2026.
Studio Legale Lombardo — avvocati giuslavoristi al fianco di lavoratori, dirigenti e quadri. Primo colloquio in videoconferenza, in tutta Italia.

