In breve: Il licenziamento va impugnato per iscritto entro 60 giorni dalla ricezione della lettera (L. 183/2010) e, nei successivi 180 giorni, va depositato il ricorso in tribunale o avviato il tentativo di conciliazione. Se il licenziamento è illegittimo il lavoratore può ottenere la reintegra o un’indennità risarcitoria; in alternativa si può chiudere la controversia con un accordo transattivo in sede protetta.
Cos’è l’impugnazione del licenziamento e perché è importante
Per “impugnazione del licenziamento” si intende quella particolare procedura con la quale viene riconosciuta la possibilità al lavoratore di contestare il provvedimento che ha determinato la cessazione del rapporto di lavoro. Attraverso questo istituto, il dipendente che ritiene illegittimo la decisione assunta dal proprio datore di lavoro può contestare la validità della stessa davanti ad una autorità giudiziaria.
Cosa dice la legge sui motivi di licenziamento
Il licenziamento può essere intimato per i seguenti motivi:
- RECESSO PER GIUSTA CAUSA, disciplinato dall’art.2119 c.c., a mente del quale “ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto prima della scadenza del termine (…) qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto”. In questa ipotesi il dipendente può essere licenziato in tronco, senza la necessità di fornire alcun preavviso. La legge, di contro, prevede quale diritto del dipendente, una indennità dovuta a quest’ultimo da parte del datore di lavoro.
- LICENZIAMENTO PER GIUSTIFICATO MOTIVO, regolato dall’art.3 della L. 604/1966, che si distingue, a sua volta, in licenziamento per giustificato motivo soggettivo e licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Mentre nel primo caso il licenziamento avviene qualora il dipendente commetta un inadempimento lavorativo, nel secondo caso il licenziamento riguarda cause estranee al lavoratore (come, ad esempio, situazioni economiche non più favorevoli all’azienda legate ad esempio a imposizioni tecnico-produttive, organizzazione del lavoro).
La sottile sfumatura che distingue il “licenziamento per giusta causa” ed il “licenziamento per giustificato motivo soggettivo” riguarda la gradazione della colpa: gravissima nel primo caso, meno grave nel secondo (es. cause inerenti ad inosservanze).
Procedure e termini per l’impugnazione del licenziamento
La legge n. 183/2010 riconosce al lavoratore la possibilità di impugnare il licenziamento. Tale procedura legale prevede la predisposizione di un atto scritto con il quale il dipendente esprime la volontà di opporsi alla decisione assunta dal datore di lavoro. La procedura di impugnazione prevede un termine perentorio di 60 giorni, a pena di decadenza. Tale termine decorre dalla data del licenziamento o dalla successiva data di comunicazione dei motivi. Una volta impugnato tempestivamente il licenziamento, il lavoratore avrà a disposizione 180 giorni di tempo per depositare il ricorso in tribunale. In alternativa, sempre nei 180 giorni successivi alla prima impugnazione stragiudiziale, potrà richiedere al datore di lavoro un tentativo di conciliazione o di arbitrato. Qualora la proposta di conciliazione o di arbitrato dovesse essere rifiutata o non si dovesse pervenire ad un accordo, il lavoratore dovrà depositare il proprio ricorso in tribunale entro 60 giorni dal rifiuto o dal mancato accordo.
Se hai un documento in mano e devi decidere come muoverti, il tema è trattato nel dettaglio nella pagina dedicata a impugnazione del licenziamento. Lo Studio Legale Lombardo assiste dirigenti, quadri e professionisti a Roma, Milano e in tutta Italia: il primo colloquio si svolge in videoconsulenza, a costo fisso.
Il ruolo dei sindacati e dei rappresentanti dei lavoratori
In alternativa all’impugnazione del licenziamento proposta personalmente, viene riconosciuta al lavoratore la facoltà di rivolgersi ad un’organizzazione sindacale ovvero ad un procuratore. In entrambi i casi gli sarà fornita assistenza in tutte le fasi del procedimento e soprattutto gli saranno forniti gli strumenti per valutare quale via sia più opportuna da intraprendere e se effettivamente le sue pretese abbiano o meno un fondamento giuridico.
L’accordo transattivo: un’alternativa all’impugnazione
Al fine di giungere ad una soluzione bonaria della controversia, è possibile ricorrere ad accordi tra il dipendente ed il datore di lavoro. L’accordo transattivo consiste in quel peculiare contratto attraverso il quale le parti pongono fine ad una lite ovvero si accordano per evitare che se ne crei una. Nello specifico, le parti effettuano reciproche concessioni: il datore di lavoro, ad esempio, avrà l’onere di corrispondere un’indennità al lavoratore qualora quest’ultimo sceglierà di rinunciare alla rivendicazione dei suoi diritti.
Risarcimento e reintegrazione: i possibili esiti
Qualora, a seguito dell’impugnazione, il licenziamento dovesse risultare illegittimo, ovvero contrario alle ragioni previste dal diritto del lavoro, il dipendente potrebbe ottenere tanto la reintegrazione sul posto di lavoro con corresponsione delle retribuzioni maturate fino al giorno della ripresa del servizio quanto un risarcimento dei danni, ovvero versamento a titolo di ristoro valutato discrezionalmente del giudice (ad esempio nel caso di licenziamento di tipo discriminatorio). Di contro, se il licenziamento dovesse essere giustificato, il lavoratore avrà diritto, in aggiunta ad un congruo termine di preavviso, anche al TFR (trattamento di fine rapporto), nonché ad una indennità di disoccupazione (NASPI).
Perché rivolgersi a un avvocato specializzato in diritto del lavoro
Data la complessità della materia, nonché la ristrettezza dei termini entro i quali far valere le proprie ragioni, appare consigliabile rivolgersi preliminarmente ad un esperto specializzato nella materia giuslavorista il quale potrà fornire tutte le possibili soluzioni più vantaggiose per il dipendente. Affidarsi a professionisti legali è sicuramente il modo migliore per far valere i propri diritti.
Risorse e supporto per i dipendenti durante l’impugnazione
Durante la fase dell’impugnazione del licenziamento, le aziende possono fornire supporto ai dipendenti mettendo a disposizione di questi ultimi pacchetti di sostegno, come l’assistenza nella ricerca del lavoro, la consulenza professionale e i programmi di formazione.
Come proteggere i propri diritti in caso di licenziamento
I dipendenti hanno diversi diritti che tutelano i loro interessi in caso di licenziamento.
A seconda della situazione, i datori di lavoro possono anche essere tenuti a fornire un’indennità di licenziamento ai dipendenti licenziati in via definitiva (indennità di disoccupazione). L’importo varia a seconda dei termini del contratto di lavoro e delle politiche aziendali.
L’ammissibilità e i benefici variano a seconda delle leggi statali e locali e della situazione del dipendente.
Questo approfondimento fa parte della guida completa al licenziamento dello Studio.
Autore: Avv. Rachele Fazzi, Salary Partner dello Studio Legale Lombardo · Ordine degli Avvocati di Roma, n. A54421. Ultima revisione: 29 agosto 2026.
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