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Mancato pagamento dello stipendio: cosa fare e quali sono i diritti del lavoratore

Avv. Rachele Fazzi Avv. Rachele Fazzi 5 minuti di lettura
Mancato pagamento dello stipendio: cosa fare e quali sono i diritti del lavoratore

Cosa fare in caso di mancato pagamento dello stipendio?

In casi particolari, legati ad esempio a periodi di crisi economiche dell’azienda, il datore di lavoro potrebbe non essere più un grado di pagare regolarmente gli stipendi ai propri dipendenti.

Il mancato pagamento dello stipendio è una situazione che può generare stress e preoccupazione per i lavoratori. È importante sapere che esistono diritti e strumenti legali per affrontare questa problematica. Analizzeremo di seguito quali sono i passi da seguire e le opzioni disponibili per ottenere una tutela adeguata.

Diritti del lavoratore e obblighi del datore di lavoro

Uno degli obblighi principali che incombe sul datore di lavoro è quello di corrispondere la retribuzione al dipendente. Questo obbligo si ricava da diverse normative, che mirano a garantire una remunerazione equa e adeguata in relazione all’attività prestata.

Tale compenso dovrà essere versato in modo regolare e puntuale, generalmente su base mensile, nonché proporzionato alla quantità e qualità del lavoro svolto. Dovrà essere, altresì, sufficiente a garantire al lavoratore e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa, così come stabilito dall’articolo 36 della Costituzione.

Per quanto riguarda, invece, i diritti che la legge riconosce al dipendente, menzioniamo tra i più rilevanti:

1) il diritto ad una retribuzione proporzionata e sufficiente;

2) il diritto alla trasparenza: inteso come il diritto a ricevere una busta paga chiara e trasparente, comprensiva di tutti gli elementi che la compongono, quali salario base, eventuali premi, incentivi, indennità, tredicesima e quattordicesima mensilità. Ogni componente della retribuzione deve essere chiaramente indicata nel contratto di lavoro o nel contratto collettivo applicato;

3) il diritto al pagamento puntuale: il datore di lavoro è obbligato a corrispondere la retribuzione entro i termini stabiliti dal contratto di lavoro o dal contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL). In caso di ritardo o mancato pagamento, il lavoratore ha il diritto di agire legalmente per ottenere quanto spettante;

4) il diritto alla retribuzione minima: la retribuzione del lavoratore non può essere inferiore al minimo stabilito dalla legge o dal contratto collettivo applicato. In caso di violazione di questa norma, il lavoratore ha il diritto di agire legalmente per ottenere il pagamento delle somme dovute e per ottenere un risarcimento per il danno subito.

Le procedure legali per recuperare lo stipendio non pagato

Se il datore di lavoro non paga lo stipendio, il lavoratore ha a disposizione diverse procedure legali per recuperare le somme dovute.

Di seguito sono indicati i diversi passaggi da seguire:

  • Lettera di diffida. Il primo passo da compiere è rappresentato dall’invio di una lettera di diffida al datore di lavoro, preferibilmente tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o PEC. In questa lettera, il lavoratore richiede formalmente il pagamento degli arretrati, specificando che in caso di mancato pagamento procederà per vie legali.
  • Tentativo di conciliazione. Qualora la diffida non produca i risultati sperati, il dipendente può agire in via conciliativa presentando un reclamo presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro. Questo tentativo mira a risolvere la questione in modo bonario, evitando il ricorso al tribunale.
  • Ricorso per decreto ingiuntivo. Qualora la diffida non sortisca effetti ed, eventualmente, anche il tentativo di conciliazione dovesse fallire, il lavoratore potrà presentare un ricorso per decreto ingiuntivo presso il tribunale competente. Questo procedimento consente di ottenere un ordine di pagamento nei confronti del datore di lavoro. Il decreto ingiuntivo è un provvedimento rapido che può essere emesso senza la necessità di entrare nel merito della vicenda.
  • Azione legale. In caso di mancato pagamento anche dopo il decreto ingiuntivo, il lavoratore dovrà agire per il recupero coattivo delle somme dovute.
  • Dimissioni per giusta causa. Se il mancato pagamento dello stipendio persiste, il lavoratore può dimettersi per giusta causa senza obbligo di preavviso. In questo caso, il lavoratore ha diritto all’indennità di disoccupazione (Naspi) e all’indennità sostitutiva di preavviso.

Trattasi di azioni complesse per le quali è consigliabile avvalersi dell’assistenza di un avvocato specializzato in diritto del lavoro.

Mancato pagamento reiterato: quando scatta la giusta causa per le dimissioni?

Il mancato pagamento reiterato dello stipendio rappresenta una grave violazione dei diritti del lavoratore e può avere conseguenze significative sia per il dipendente che per il datore di lavoro.

La giurisprudenza ha stabilito che il mancato pagamento di più mensilità costituisce una giusta causa di dimissioni, in quanto il grave inadempimento perpetrato, rappresenta una violazione degli obblighi contrattuali e legali del datore di lavoro.

Qualora il dipendente scelga di dimettersi per giusta causa, dovrà seguire una procedura specifica:

  • Raccolta delle prove a supporto delle proprie ragioni (buste paga, estratti conto bancari, comunicazioni con l’azienda).
  • Lettera di dimissioni contenete i motivi e le prove del mancato pagamento.
  • Comunicazione al Centro per l’Impiego tramite la procedura online prevista dal Ministero del Lavoro.

In caso di dimissioni per giusta causa, il lavoratore avrà diritto a:

  • Indennità di Disoccupazione (Naspi): se soddisfa i requisiti previsti, il lavoratore può accedere all’indennità di disoccupazione. 
  • Retribuzioni arretrate: il lavoratore può richiedere il pagamento delle retribuzioni arretrate tramite un decreto ingiuntivo o un’azione legale. 
  • Risarcimento danni: in alcuni casi, il lavoratore può richiedere un risarcimento per i danni morali e materiali subiti in conseguenza del ritardo.

Casi giurisprudenziali

Numerosi casi giurisprudenziali hanno affrontato il tema del mancato pagamento dello stipendio, stabilendo principi importanti per la tutela dei lavoratori.

Di seguito analizzeremo i più recenti:

  • Corte di cassazione n. 21438 del 19 luglio 2023: la Corte di cassazione ha ribadito che il mancato pagamento delle retribuzioni costituisce giusta causa di dimissioni. In questa sentenza, la Corte ha sottolineato che il mancato pagamento delle retribuzioni rappresenta un grave inadempimento del datore di lavoro, giustificando così le dimissioni volontarie del lavoratore. Questo principio rappresenta un importante punto di riferimento per la tutela dei diritti dei dipendenti in quanto garantisce loro la possibilità di interrompere il rapporto di lavoro senza perdere il diritto alle indennità.
  • Sentenza n. 603/2024: in questo caso, il Tribunale ha condannato un datore di lavoro al pagamento delle retribuzioni arretrate a favore di un dipendente. La sentenza ha sottolineato l’importanza del rispetto delle modalità di pagamento previste dal CCNL ribadendo che il mancato pagamento costituisce una grave inadempienza contrattuale. A tal proposito, la Corte di cassazione ha inoltre chiarito che il mancato pagamento dello stipendio non costituisce reato se il datore di lavoro non versa le ritenute previdenziali e assistenziali all’INPS, distinguendo tra inadempimento civile e reato.

 

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Rachele Fazzi

Scritto da

Rachele Fazzi

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Laureata a pieni voti all’Università degli Studi di Perugia dove ha conseguito, altresì, il Diploma di Specializzazione per le professioni legali con votazione 70/70. Dopo gli studi, ha da subito…

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