In breve: Il lavoro in nero si segnala all’Ispettorato territoriale del lavoro con il modulo INL 31, che può portare a un intervento ispettivo o a una conciliazione monocratica su retribuzioni e contributi, oppure alla Guardia di Finanza. In caso di mancato accordo, si può agire davanti al giudice del lavoro per le differenze retributive e i contributi non versati.
Il lavoro come diritto e come dovere
L’articolo 1 della Costituzione statuisce che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro (…)”, ne deriva, pertanto, che il lavoro rappresenta una delle attività fondamentali che compongono la vita di una persona.
Tuttavia, sebbene lavorare consista in un vero e proprio diritto riconosciuto dall’ordinamento, sempre più spesso viene associato esclusivamente a quel dovere che spinge la persona ad accettare condizioni lavorative poco convenienti.
La piaga del lavoro in nero
Invero, negli ultimi anni, il fenomeno del lavoro in nero sta crescendo in modo esponenziale, diffondendosi maggiormente nei settori alberghiero e nella ristorazione; trovare un lavoro garantito da un regolare contratto sta diventando una realtà sempre più lontana. Sicché il lavoratore “sommerso” si vede costretto a rinunciare ad ogni tutela sia giuridica che economica.
Al fine di contrastare il dilagante fenomeno, sono state introdotte tre diverse modalità con le quali è possibile effettuare le opportune segnalazioni alle autorità competenti:
- Presso la Guardia di Finanza
- Presso l’Ufficio dell’Ispettorato provinciale del Lavoro
- Presso i sindacati
Lavoro in nero: è illegale? È un reato?
Sì, il lavoro in nero è illegale. Per il datore, impiegarti senza comunicazione di assunzione è di regola un illecito amministrativo, punito con una sanzione per ogni lavoratore irregolare. Diventa reato solo in casi specifici, come lo sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p.). Per te restano diritti pieni: puoi chiedere stipendi, contributi e TFR.
Cosa significa, nel concreto:
- Cos’è. Lavori alle dipendenze di qualcuno senza contratto comunicato, senza busta paga e senza contributi versati.
- Illecito amministrativo. La sanzione per l’impiego di lavoratori non comunicati (art. 3, D.L. 12/2002) cresce con i giorni di lavoro irregolare. È accertata dall’Ispettorato del lavoro e dagli altri organi di vigilanza.
- Reato. Si può configurare, ad esempio, con lo sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p.) o con l’impiego di stranieri privi di permesso di soggiorno (art. 22, co. 12, D.Lgs. 286/1998).
- Le tue tutele. Puoi segnalare all’Ispettorato o alla Guardia di Finanza. Puoi anche agire in giudizio per far accertare il rapporto e ottenere retribuzioni arretrate, TFR, ferie e contributi.
Conserva ogni prova: messaggi, turni, foto, bonifici, nomi dei colleghi. Non aspettare: i crediti di lavoro si prescrivono in cinque anni (art. 2948, n. 4, c.c.). Per valutare la tua posizione puoi parlarne con un avvocato in videoconferenza.
Come sporgere denuncia
Uno dei mezzi più sicuri ed efficienti per segnalare la pratica del lavoro in nero è sicuramente quello previsto dalla Guardia di Finanza. La denuncia può essere effettuata o attraverso la compilazione di un apposito modulo disponibile online, ovvero contattando direttamente il numero verde.
In alternativa, è possibile recarsi sia personalmente sia attraverso un delegato, presso gli Uffici di riferimento. Ad ogni modo non verrà rivelata all’azienda l’identità di chi ha effettuato la denuncia.
La via più economica e semplice, invece, è quella che fa riferimento all’Ufficio dell’Ispettorato territoriale del Lavoro. La procedura si sostanzia in una “conciliazione monocratica” che non prevede l’ausilio di un legale e consiste nella possibilità di transigere in sede amministrativa su questioni inerenti al rapporto di lavoro aventi ad oggetto retribuzioni o contribuzioni.
È sufficiente compilare il modulo per la denuncia di lavoro in nero per determinare l’apertura del procedimento avente natura chiaramente conciliativa tra le parti. In aggiunta, l’INL ha predisposto uno specifico modulo: “INL 31 – Richiesta di intervento ispettivo” che ne consente l’utilizzo ogniqualvolta si abbia intenzione di regolarizzare il proprio rapporto di lavoro, ovvero richiedere spettanze economiche o ancora far emergere altre irregolarità sul posto di lavoro quali turni, orari lavorativi, riposi.
Qualora si vogliano evitare ripercussioni sul posto di lavoro, è altresì prevista la possibilità di effettuare segnalazioni anche in forma anonima, attraverso l’invio di una missiva che contenga con estrema precisione gli stremi dell’azienda, la sede, gli orari di apertura e chiusura. Va da sé che anche soggetti terzi, estranei all’azienda, possono usufruire di tale modalità. Per mera completezza, è bene ricordare che, di regola, la denuncia sporta in forma anonima deve contenere i dati anagrafici dell’esponente, dati che verranno chiaramente trattati nel rispetto della privacy e della riservatezza.
Da ultimo, è prevista una terza procedura: la vertenza sindacale. In tal ipotesi, il lavoratore sprovvisto di regolare contratto può rivolgersi al proprio sindacato di categoria denunciando la situazione. Il sindacato potrebbe suggerire un previo tentativo di conciliazione con l’azienda, coinvolgendo anche altri enti quali l’INPS, l’INAIL, l’Ispettorato del Lavoro. In caso di mancato raggiungimento di un accordo, l’interessato potrà adire il Giudice del Lavoro e chiedere un risarcimento per i contributi non versati durante il periodo di attività irregolare.
In ultima analisi, segnaliamo che il lavoratore irregolare intenzionato a denunciare il rapporto di lavoro in nero, avrà tempo fino a cinque anni dalla cessazione dello stesso per procedere.
Se hai un documento in mano e devi decidere come muoverti, il tema è trattato nel dettaglio nella pagina dedicata a inquadramento del lavoratore. Lo Studio Legale Lombardo assiste dirigenti, quadri e professionisti a Roma, Milano e in tutta Italia: il primo colloquio si svolge in videoconsulenza, a costo fisso.
Autore: Avv. Ugo Papa, Partner dello Studio Legale Lombardo · Ordine degli Avvocati di Roma, n. A30615. Ultima revisione: 29 agosto 2026.
Domande frequenti
Cosa serve per chiedere l’intervento dell’Ispettorato sul lavoro in nero?
Serve il modulo INL 31 di richiesta di intervento ispettivo, con una copia del documento d’identità. Vanno indicati periodo di lavoro, luogo, chi dava le direttive, modalità di pagamento ed eventuali testimoni. Il modulo si invia all’Ispettorato territoriale della provincia in cui si trova il luogo di lavoro.
Cos’è la conciliazione monocratica in caso di lavoro in nero?
È una procedura amministrativa davanti all’Ispettorato territoriale del lavoro. Si può definire senza avvocato un accordo su retribuzioni e contributi dovuti. Si avvia con il modulo di richiesta di intervento ispettivo. È una via più semplice rispetto al giudizio, ma l’accordo dipende dalla volontà dell’azienda.
Se la conciliazione fallisce, cosa posso fare per il lavoro in nero?
Puoi rivolgerti al giudice del lavoro e chiedere le somme che non ti sono state pagate. Puoi chiedere anche il risarcimento per i contributi non versati nel periodo di lavoro irregolare. Conviene raccogliere prima prove: messaggi, turni, testimoni, bonifici o pagamenti ricevuti.
Studio Legale Lombardo — avvocati giuslavoristi al fianco di lavoratori, dirigenti e quadri. Primo colloquio in videoconferenza, in tutta Italia.

