Il 29 dicembre si è concluso l’articolato iter burocratico che ha condotto all’approvazione, da parte del Senato, della Legge n. 197 del 2022 recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025”.
Con una manovra finanziaria del valore di circa 35 miliardi di euro, il Governo ha garantito sostegni a imprese e famiglie, andando a toccare temi particolarmente delicati.
Oltre al contrasto al caro energia, e alla previsione di incentivi per le assunzioni, la Legge di Bilancio 2023 è intervenuta in modo incisivo sul tema della previdenza.
Possiamo suddividere gli argomenti trattati in quattro categorie:
- Rivalutazione dei trattamenti pensionistici;
- Quota 103;
- Proroga Opzione Donna;
- Proroga APE Sociale;
Rivalutazione dei trattamenti pensionistici
A partire dal 1° gennaio 2023, con decreto a firma del Ministro dell’Economia e delle Finanze, è stato disposto un adeguamento pari al + 7,3% delle pensioni, frutto di un calcolo derivante dalla variazione percentuale verificata negli indici dei prezzi al consumo forniti dall’Istat il 3 novembre 2022. Tuttavia, sin dal mese di ottobre, il decreto Aiuti Bis aveva già previsto un anticipo per le pensioni fino ad euro 2692,32 mensili nella misura del 2% avviando, in tal modo, quel meccanismo di perequazione ripreso poi con la Legge di Bilancio 2023. L’indice ISTAT preso in considerazione non è definitivo, potrebbe pertanto essere previsto un ulteriore conguaglio, nel caso in cui l’inflazione di quest’anno continuasse a salire.
L’aumento non si applica allo stesso modo per tutte le pensioni, ma varia in relazione all’importo del trattamento pensionistico.
Prima della Manovra del 2023, il sistema si basava su tre scaglioni e la rivalutazione veniva così applicata:
- 100% dell’inflazione per le pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo (pari ad euro 525,38 nel 2022);
- 90% dell’inflazione per le pensioni comprese tra 4 e 5 volte il trattamento minimo;
- 75% dell’inflazione per le pensioni oltre 5 volte il trattamento minimo.
Con la Legge di Bilancio 2023, ed esclusivamente per il biennio 2023-2024, è prevista una rivalutazione basata su sei scaglioni diversi:
- Pensioni fino a 4 volte il trattamento minimo INPS (fino 2100 euro circa), si applica il 100% dell’inflazione;
- Pensioni da 4 a 5 volte il minimo INPS (fino a 2626 euro circa), si applica l’85% dell’inflazione;
- Pensioni da 5 a 6 volte il minimo INPS (fino a 3150 euro circa), si applica il 53 % dell’inflazione;
- Pensioni da 6 a 8 volte il minimo INPS (fino a 4200 euro circa), si applica il 47% dell’inflazione;
- Pensioni da 8 a 10 volte il minimo INPS (fino a 5250 euro circa), si applica il 37% dell’inflazione;
- Pensioni oltre 10 volte il minimo INPS (da 5250 euro in su), si applica il 32% dell’inflazione;
In sostanza, si tratterebbe dei seguenti importi:
- Per gli assegni delle pensioni minime, 38 euro mensili netti in più;
- Per le pensioni da 1000 euro, circa 75 euro mensili netti in più;
- Per le pensioni da 2000 euro, circa 100 euro netti in più;
- Per le pensioni da 2500 euro lordi, circa 111 euro di aumento;
- Per le pensioni da 4000 euro lordi, circa 150 euro di aumento.
Ne consegue che i pensionati con redditi più bassi beneficeranno di vantaggi maggiori, per effetto dell’ulteriore rivalutazione dell’importo delle pensioni minime.
Non solo!
Un’altra rilevante novità ha ad oggetto la previsione di un incremento delle pensioni minime per gli over 75, che innalzerebbe la soglia di base ad euro 600. Al momento ne restano esclusi gli under 75, per i quali le minime si fermano a 570 euro.
Quota 103: modalità di accesso al trattamento di pensione anticipata flessibile
Altra importante tematica affrontata dalla Legge di Bilancio 2023 riguarda la conferma della cosiddetta Quota 103, rinominata pensione anticipata flessibile. Con questa decisione viene riconosciuto il diritto alla pensione anticipata in seguito al raggiungimento di un’età anagrafica pari ad anni 62 e di un’anzianità contributiva minima di 41 anni, da raggiungere entro il 31 dicembre 2023.
Unico limite: non cumulabilità del trattamento pensionistico “Quota 103” con i redditi da lavoro dipendente o autonomo, ad eccezione di quelli derivanti da lavoro autonomo occasionale nel limite di 5.000,00 euro lordi annui.
Proroga opzione donna
Con la Manovra è stata prorogata per tutto il 2023 la possibilità di accedere all’anticipo pensionistico qualora la lavoratrice abbia raggiunto, alla data del 31 dicembre 2022, un’età pari ad anni 60 e abbia maturato un’anzianità contributiva pari o superiore ad anni 35. L’età anagrafica potrà essere ridotta di un anno per ogni figlio, nel limite massimo di due anni. Quest’ultimo beneficio, tuttavia, viene esteso limitatamente a tre categorie di lavoratrici:
- Caregivers;
- Invalide (con un’invalidità pari o superiore al 74%);
- Lavoratrici licenziate o dipendenti di aziende con tavolo di crisi.
Proroga APE sociale
L’APE Sociale consiste in un anticipo pensionistico, sotto forma di indennità, erogato dall’INPS in favore di tutti quei soggetti che versano in specifiche condizioni e abbiano raggiunto almeno i 63 anni d’età, purché non siano già titolari di pensione diretta o iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria dei lavoratori dipendenti, alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi o alla Gestione Separata.
L’APE Sociale viene concessa fino al raggiungimento dei requisiti della pensione di vecchiaia e permette a specifiche categorie di lavoratori di andare in pensione in assenza della maturazione dei requisiti previsti per la formula anticipata o di vecchiaia. Si applica qualora il lavoratore svolga mansioni particolarmente gravose, purché abbia maturato almeno 36 anni di contributi, nonché nei casi di invalidi civili al 74% o lavoratori dipendenti in stato di disoccupazione che non possano più beneficiare del trattamento NASpI e caregivers con almeno 30 anni di contributi.
La Legge di Bilancio 2023 è intervenuta anche in materia di APE Sociale prorogando la misura, senza nuove modifiche, fino alla data del 31 dicembre 2023.

