Licenziamento del dirigente: quando è illegittimo e cosa puoi ottenere
Che cosa cambia per un dirigente
Il licenziamento del dirigente non richiede la giusta causa né il giustificato motivo previsti per gli altri lavoratori. Richiede però la giustificatezza, una nozione che nasce dai contratti collettivi dirigenziali e che la giurisprudenza ha progressivamente riempito di contenuto.Giustificatezza significa che il recesso deve poggiare su una ragione apprezzabile, coerente e non arbitraria. Non serve la gravità della giusta causa, ma non basta nemmeno la volontà dell’azienda: un licenziamento pretestuoso, ritorsivo o costruito a posteriori non è giustificato.Quando il licenziamento non regge
- la motivazione addotta è generica, oppure smentita dai fatti aziendali successivi;
- la riorganizzazione dichiarata non si è mai realizzata;
- il recesso segue una contestazione, una segnalazione o una malattia, e ne appare la conseguenza;
- la posizione viene ricoperta poco dopo da un’altra figura con le stesse mansioni;
- la procedura prevista dal contratto collettivo non è stata rispettata.
Che cosa puoi ottenere
Quando il licenziamento è privo di giustificatezza, il contratto collettivo riconosce un’indennità supplementare, che si aggiunge al preavviso e varia con l’anzianità e con l’età. Nelle posizioni dirigenziali sono importi rilevanti, e si negoziano.Accanto a questi vanno verificati, secondo i casi, il trattamento di fine rapporto, i bonus e gli MBO maturati, il patto di non concorrenza già sottoscritto, le stock option e i benefit. È frequente che nella lettera di licenziamento se ne dia per scontata la perdita.Il momento in cui conviene farsi assistere
Il prima possibile, e in ogni caso prima di firmare. Le somme offerte in sede di uscita si negoziano una volta sola, e una rinuncia sottoscritta è difficile da rimettere in discussione. Se hai già firmato resta comunque utile una verifica: non tutte le rinunce sono valide.Un caso che stiamo seguendo
Un dirigente è stato licenziato dopo un mese e mezzo per mancato superamento di un periodo di prova pattuito in sei mesi. Era stato assunto per realizzare un progetto industriale complesso che però nel contratto non era nemmeno menzionato, e non aveva ricevuto l’affiancamento promesso al momento dell’assunzione.
La questione giuridica. Se il superamento della prova dipende dal raggiungimento di un obiettivo, quell’obiettivo deve essere indicato espressamente nel contratto, con le tempistiche; deve essere oggettivamente raggiungibile con gli strumenti messi a disposizione; e la durata della prova deve essere proporzionata alla complessità dell’incarico. Poche settimane non bastano a valutare un dirigente.
La strategia. Abbiamo impugnato il licenziamento in via stragiudiziale contestando il mancato affiancamento e l’insufficienza della durata della prova, chiedendo la prosecuzione del periodo o il pagamento della retribuzione per la parte non espletata, oltre al risarcimento dei danni.
È un incarico in corso: lo pubblichiamo per quello che è, con la strategia che stiamo seguendo e senza anticiparne l’esito. Leggi la scheda completa dell’incarico.
Chi segue questa materia
Puoi rivolgerti ai soci dello Studio: Avv. Danilo Lombardo, Avv. Ugo Papa e Avv. Erika Chiaramonte.
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Domande frequenti sul licenziamento del dirigente
Quanto tempo ho per impugnare il licenziamento?
Sessanta giorni dalla comunicazione per l’impugnazione stragiudiziale, poi centottanta per il deposito del ricorso. Sono termini di decadenza: scaduti, il diritto si perde. Per i dirigenti il CCNL può prevedere anche il ricorso al collegio arbitrale, con termini propri da verificare sul contratto applicato.
Il dirigente ha le stesse tutele degli altri lavoratori?
No. Al dirigente non si applica la disciplina del licenziamento illegittimo prevista per gli altri lavoratori: il criterio è la giustificatezza, più ampia della giusta causa e del giustificato motivo. La conseguenza non è la reintegrazione ma l’indennità supplementare prevista dal contratto collettivo.
Che cosa significa giustificatezza?
È un criterio più elastico rispetto a quello ordinario, ma non significa libera recedibilità. Il datore deve indicare una ragione effettiva e non pretestuosa, coerente con il vincolo fiduciario. Un licenziamento motivato con ragioni inesistenti, o smentite dai fatti successivi, resta ingiustificato.
Se il licenziamento è ingiustificato torno al mio posto?
Di regola no: la tutela è economica, non reintegratoria. Il dirigente ottiene l’indennità supplementare, che varia in base al CCNL, all’anzianità e all’età. La reintegrazione resta possibile solo nei casi di nullità, per esempio licenziamento discriminatorio o ritorsivo.
Il primo colloquio è in videoconferenza e si svolge in tutta Italia. Serve a capire se il licenziamento regge e quanto vale la posizione, prima di decidere se e come procedere. Servono tre documenti per partire: la lettera di licenziamento, il contratto e l’ultima busta paga.Quanto costa parlarne con un avvocato
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Il video: Licenziamento del dirigente: quando si può impugnare
Licenziamento del dirigente: quando si può impugnare
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Intervista a Il Tempo — Avv. Ugo Papa, giuslavorista, partner dello Studio Legale Lombardo
Introduzione: dirigenti e intelligenza artificiale
Il Tempo — Avevamo aperto un dibattito, un grande ragionamento con lo Studio Legale Lombardo — lo studio dell’avvocato Danilo Lombardo e dei suoi partner, specializzato in diritto del lavoro e attivo su tutto il territorio nazionale — su un tema che entra giorno dopo giorno sempre più impetuosamente nella vita di molti italiani: l’arrivo dell’intelligenza artificiale, come cambierà il lavoro e soprattutto i rischi che gli impieghi di oggi possono correre domani.
Con l’avvocato Lombardo avevamo affrontato il tema degli impiegati: che fine possono fare determinate funzioni dentro il mondo del lavoro, quando l’intelligenza artificiale avrà dimostrato di riuscire a svolgerle meglio, più velocemente o comunque in modo abbastanza buono da poterle sostituire.
Oggi, con il partner dello studio, l’avvocato Ugo Papa, affrontiamo un secondo passaggio di questo ragionamento: la sorte dei dirigenti. Chi sono i dirigenti? Nell’immaginario collettivo sono i più forti dentro una struttura aziendale, perché hanno mansioni e deleghe di potere e perché è a loro che la proprietà affida il compito di guidare aziende anche molto grandi. Ma di fronte al diritto, e di fronte all’ingresso di queste nuove tecnologie, potrebbero rivelarsi perfino più deboli dei loro sottoposti, che hanno tutele sindacali.
Un dirigente può essere licenziato senza fondate ragioni?
Il Tempo — È possibile che in Italia un dirigente venga licenziato senza le famose fondate ragioni?
Avv. Ugo Papa — L’affermazione è parzialmente vera. Da una parte è corretto che al dirigente non si applicano le tutele previste per le altre categorie di lavoratori in caso di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo. È pur vero, però, che al licenziamento del dirigente deve essere applicato un principio generale e più ampio: quello di giustificatezza.
La giustificatezza — secondo una recente ordinanza della Corte di Cassazione — va letta in relazione alla maggiore ampiezza e alla maggiore autonomia dei poteri che il dirigente ha all’interno dell’azienda: è il motivo per cui la giurisprudenza lo ha individuato come alter ego dell’imprenditore.
Quanto è ampio il vincolo fiduciario
Il Tempo — Lei sta dicendo che non esiste una norma che, in assenza di un comportamento manifestamente contrario alle mansioni, impedisca il licenziamento. Dentro la parola «fiducia», però, ci sono caratteristiche che tutelano di fatto la posizione del dirigente quando l’azione contro di lui sia in qualche modo arbitraria. Quanto è ampio questo vincolo fiduciario rispetto al potere di chi decide del licenziamento?
Avv. Papa — L’intensità del vincolo fiduciario che lega il dirigente all’imprenditore è particolarmente forte. Proprio per questo la Cassazione ha ritenuto di recente che anche comportamenti che non integrano una violazione di norme comportamentali e disciplinari possano comunque integrare la giustificatezza del licenziamento: per esempio quando il dirigente non ha rispettato le aspettative che l’azienda aveva riposto in lui, oppure si è discostato in maniera significativa dalle direttive di massima ricevute dall’imprenditore.
Obiettivi non raggiunti: che cosa può contestare l’azienda
Il Tempo — Come può un dirigente dimostrare che l’obiettivo che gli era stato posto è effettivamente quello che oggi gli viene contestato? Sono dirigente, ho un obiettivo di bilancio o di sviluppo di un settore, e mi viene detto: non l’hai fatto come volevo. Esistono vincoli entro cui può rispondere «questo non puoi pretenderlo da me»?
Avv. Papa — In ogni caso il diritto del datore di lavoro di contestare al dirigente la sussistenza di una giustificatezza del licenziamento deve rispondere a criteri di correttezza e buona fede. Vanno quindi rispettati i principi invalicabili dell’immodificabilità e della tempestività della contestazione.
L’imprenditore, in ogni caso, non potrà licenziare il dirigente ad nutum, in modo arbitrario: anche se non sarà necessario fare riferimento a circostanze specifiche, dovrà comunque motivare il licenziamento in modo che non appaia arbitrario.
Quando manca l’illecito disciplinare ma il licenziamento regge
Il Tempo — Può quindi succedere che un dirigente non abbia commesso una violazione disciplinare tale da legittimare il licenziamento per giusta causa — se fosse un normale dipendente, per quel motivo non lo si potrebbe licenziare — ma che, in quanto dirigente, il datore di lavoro possa dimostrare il venir meno del vincolo di fiducia, e quindi licenziarlo legittimamente.
Avv. Papa — È corretto, è proprio quanto ha sancito da ultimo la Cassazione. Ci sono comportamenti che, pur non integrando una violazione disciplinare idonea a legittimare un licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo, possono essere ritenuti idonei a ledere quel vincolo fiduciario di particolare intensità che sussiste fra imprenditore e dirigente, e quindi integrare comunque il principio di giustificatezza.
Riduzione dei costi e taglio dei dirigenti
Il Tempo — Nella vostra esperienza di studio, in un’azienda medio-grande con un vertice e altri dirigenti, esiste un livello dirigenziale più a rischio degli altri?
Avv. Papa — Secondo la nostra esperienza non ci sono categorie più a rischio di altre. È chiaro però che, vista la particolare ampiezza del criterio di giustificatezza a cui sono sottoposti i dirigenti, un’azienda che si trovi nella necessità di ridurre i costi potrebbe tentare di giovarsi di questa maggiore ampiezza per ridurre il numero dei dirigenti.
Il demansionamento del dirigente: qualitativo e quantitativo
Il Tempo — Un dirigente può improvvisamente diventare un dipendente? Esiste un meccanismo per cui le aziende cambiano struttura e i dirigenti vengono demansionati?
Avv. Papa — Assolutamente sì, sono ipotesi che si verificano pressoché quotidianamente. Bisogna però distinguere se il demansionamento del dirigente avviene sotto il profilo qualitativo o sotto quello quantitativo.
Le mansioni che il dirigente è chiamato a svolgere, soprattutto a partire dalle declaratorie del contratto collettivo nazionale applicabile, non sono individuate in relazione ad attività specifiche e ben delimitate: sono connotate da criteri — ampiezza dei poteri, autonomia decisionale, discrezionalità. Per parlare di demansionamento del dirigente occorre quindi trovarsi di fronte a una modifica di questi criteri.
Diversamente, se a un dirigente viene ridotta l’area geografica di competenza — perché, invece di un unico dirigente che gestiva l’ufficio vendite per tutto il territorio nazionale, l’azienda decide di suddividere lo stesso territorio in più aree, affidate a tre dirigenti — in quel caso non si può parlare di demansionamento: le attività resteranno qualitativamente le stesse e verranno ridotte soltanto quantitativamente, perché sarà circoscritta l’area di competenza del singolo dirigente.
Che cosa arriva oggi in studio
Il Tempo — Stanno aumentando i dirigenti che si rivolgono a uno studio come il vostro per tutelarsi da licenziamenti che non si attendevano?
Avv. Papa — Capita frequentemente. Capita in esito a procedimenti disciplinari che si concludono con la massima sanzione espulsiva — ma lì siamo nell’ipotesi in cui il dirigente ha commesso un illecito disciplinare. Ci sono poi altri casi in cui al dirigente viene contestato di non aver svolto il lavoro nel modo in cui l’azienda si aspettava, e viene cordialmente accompagnato alla porta.
In questo caso il giudice del lavoro, a differenza di quanto avviene per il dipendente tutelato dalle garanzie più ampie di cui parlavamo, deve pronunciarsi in primo luogo sulla non arbitrarietà del licenziamento: devono sussistere motivazioni che l’imprenditore deve addurre, e il giudice dovrà poi interpretare se quelle motivazioni possano integrare il principio di giustificatezza necessario a legittimare il licenziamento del dirigente.
Intelligenza artificiale e riorganizzazione aziendale
Il Tempo — Secondo la sua esperienza questa tendenza aumenterà? È in corso nel nostro Paese una ridefinizione dei ruoli dirigenziali?
Avv. Papa — Abbiamo assistito a un incremento dei licenziamenti a ogni livello: in alcuni casi motivati da cali di fatturato e crisi economiche, in altri da ristrutturazioni aziendali e quindi da una riorganizzazione degli assetti operativi. Il dato obiettivo è che, probabilmente anche complice l’avvento dell’intelligenza artificiale, oggi le aziende stanno tentando di ridurre il numero dei propri dipendenti, che generano un costo, soprattutto in relazione a determinati settori di operatività economica.
Il Tempo — E davanti al giudice, che valore comincia ad avere il tema dell’intelligenza artificiale nella definizione della ragionevolezza? Non è colpa del dirigente se la tecnologia accelera.
Avv. Papa — Qui non parliamo più di comportamenti posti in essere dal dirigente, ma di una riorganizzazione degli assetti aziendali in virtù di qualcosa di nuovo ingresso, l’intelligenza artificiale. Se la soppressione del posto di lavoro può integrare un giustificato motivo oggettivo di licenziamento per il dipendente appartenente alle altre categorie legali di lavoratori, c’è il rischio che a maggior ragione possa legittimare il licenziamento del dirigente, perché ancor di più rientra nel principio di giustificatezza: se l’azienda rivede i propri assetti organizzativi e, sfruttando l’intelligenza artificiale, riesce a ridurre la propria necessità di organico umano, quella integra una giustificatezza del licenziamento.
Il Tempo — Sarà quindi impossibile avere un giorno una causa in cui venga licenziata l’intelligenza artificiale per tenere il dirigente.
Avv. Papa — Quello temo sarà impossibile.
Contenuto a cura del team giuslavoristico dello Studio Legale Lombardo · Revisione: Avv. Ugo Papa — Partner · Ordine degli Avvocati di Roma, n. A30615. Ultima revisione: settembre 2026.
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