Ricevere una lettera di licenziamento per giusta causa fa pensare quasi subito alla domanda economica: la NASpI spetta o no?
La risposta è sì: anche chi viene licenziato per giusta causa ha diritto all’indennità di disoccupazione, perché si tratta comunque di una perdita involontaria dell’occupazione, indipendentemente dal fatto che il provvedimento sia legato a una condotta del lavoratore. L’articolo 2119 del codice civile descrive il licenziamento per giusta causa come l’atto con cui il datore di lavoro pone fine al rapporto in modo unilaterale, a prescindere dalla volontà del dipendente: è proprio questa unilateralità a far rientrare la situazione tra quelle tutelate dalla NASpI.
Quello che segue spiega quali requisiti servono, quando parte materialmente il pagamento e cosa cambia se decidi di impugnare il licenziamento. La verifica della tua busta paga e della tua storia contributiva resta una valutazione da fare in consulenza.
Quali requisiti devi soddisfare per ottenere la NASpI
Per ottenere la NASpI non basta aver perso il lavoro: servono due condizioni precise. La prima è lo stato di disoccupazione involontaria, che il licenziamento per giusta causa soddisfa per definizione, trattandosi di un atto del datore di lavoro e non di una scelta del dipendente. La seconda è il requisito contributivo: almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni che precedono l’inizio della disoccupazione.
Non tutti i versamenti contano allo stesso modo. Rientrano nel calcolo i contributi previdenziali comprensivi della quota contro la disoccupazione versati durante un rapporto di lavoro subordinato, i contributi figurativi accreditati per la maternità obbligatoria, i periodi di lavoro svolti in paesi dell’Unione Europea o convenzionati dove è prevista la totalizzazione, i periodi di lavoro in un altro paese UE per chi ha lo status di lavoratore frontaliero o transfrontaliero, e i periodi di astensione dal lavoro per malattia dei figli fino a otto anni, fino a un massimo di 5 giorni lavorativi nell’anno solare.
La NASpI è riservata ai lavoratori dipendenti, con un’eccezione: chi ha un contratto a tempo indeterminato nella pubblica amministrazione ne è escluso. Rientrano invece tra i beneficiari gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperativa con rapporto di lavoro subordinato, il personale artistico con rapporto subordinato, i dipendenti a termine nella pubblica amministrazione e, dal primo gennaio 2022, gli operai agricoli a tempo indeterminato delle cooperative che trasformano, manipolano o commercializzano prodotti agricoli e zootecnici propri o conferiti dai soci. Sono invece esclusi i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale, chi ha già raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata, e chi percepisce l’assegno ordinario di invalidità.
Quando decorre la NASpI dopo un licenziamento per giusta causa
La domanda va presentata all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro: superato questo termine, si decade dal diritto. La richiesta si presenta in via telematica e richiede tre documenti: il documento d’identità, l’IBAN per l’accredito, e la copia del contratto di lavoro insieme alle ultime tre buste paga in possesso.
Sul momento in cui parte materialmente il pagamento, il licenziamento per giusta causa ha una particolarità rispetto agli altri casi. Normalmente la NASpI viene erogata a partire dall’8° giorno successivo alla cessazione del rapporto, se la domanda è presentata entro quel termine; se la domanda arriva più tardi, decorre dal primo giorno successivo alla presentazione. Per il licenziamento in tronco, invece, la decorrenza è fissata al 30° giorno dalla presentazione della domanda: una finestra più ampia che vale la pena considerare quando si pianifica la propria situazione economica nelle settimane successive al licenziamento.
Cosa cambia se impugni il licenziamento
Impugnare il licenziamento non blocca la NASpI già richiesta, ma può cambiare lo scenario nel tempo, a seconda di come si conclude la vicenda. Il termine per impugnare in via stragiudiziale è di 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento: trascorso quel termine, il diritto si estingue.
Le tutele a disposizione del lavoratore dipendono dalla data di assunzione, per effetto del D.Lgs. 23/2015 (Jobs Act). Chi è stato assunto prima del 7 marzo 2015 e lavora per un datore con più di 15 dipendenti nell’unità produttiva, più di 5 se si tratta di impresa agricola, o più di 60 dipendenti in totale, può ottenere la reintegra nel posto di lavoro se in giudizio emerge l’insussistenza del fatto contestato, oppure se il fatto rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa dal contratto collettivo. Sotto quelle soglie dimensionali, il licenziamento illegittimo dà diritto soltanto a un indennizzo economico.
Per chi è stato assunto dopo il 7 marzo 2015, la distinzione dimensionale resta, ma cambia il perimetro della reintegra: nelle imprese sopra soglia è possibile ottenerla soltanto se viene dimostrata in giudizio l’insussistenza del fatto materiale contestato, senza che conti un’eventuale sproporzione della sanzione. In tutti gli altri casi, anche per questa platea di lavoratori, il licenziamento per giusta causa dichiarato illegittimo si traduce in un’indennità risarcitoria, non nel ritorno al posto di lavoro.
Cosa succede in concreto alla NASpI già percepita, se il licenziamento viene dichiarato illegittimo e soprattutto nei casi di reintegra, dipende dall’esito specifico della causa e dalle modalità con cui l’INPS gestisce la posizione contributiva: è uno dei punti che vale la pena verificare con chi segue materialmente la procedura di impugnazione.
Conclusione
Chi viene licenziato per giusta causa ha diritto alla NASpI quando soddisfa lo stato di disoccupazione involontaria e il requisito contributivo delle 13 settimane nei quattro anni precedenti. La domanda va presentata entro 68 giorni, e il pagamento decorre dal 30° giorno dalla presentazione, non dall’8° come negli altri licenziamenti. Se decidi di impugnare il licenziamento, hai 60 giorni di tempo e l’esito può cambiare in base alla dimensione dell’azienda e alla data della tua assunzione.
Quanto descritto sopra è il quadro generale. Valutare se il tuo licenziamento per giusta causa è davvero legittimo, e cosa succede nel tuo caso specifico alla NASpI se decidi di impugnarlo, richiede di guardare la tua lettera di licenziamento, il tuo CCNL e la tua storia contributiva. Studio Legale Lombardo segue questo tipo di casi a Milano e a Roma. Puoi prenotare una consulenza online o chiamare il numero verde 800 911 781.
Domande frequenti
Se vengo licenziato per giusta causa ho diritto alla NASpI?
Sì, hai diritto alla NASpI anche se vieni licenziato per giusta causa, perché si tratta comunque di una perdita involontaria dell’occupazione. Devi però soddisfare il requisito contributivo di 13 settimane di versamenti nei quattro anni precedenti e trovarti in stato di disoccupazione.
Entro quando devo presentare la domanda NASpI?
Devi presentare la domanda all’INPS entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro, in via telematica. Oltre questo termine il diritto alla NASpI decade.
Quando decorre la NASpI dopo un licenziamento per giusta causa?
Dopo un licenziamento per giusta causa, la NASpI decorre dal 30° giorno successivo alla presentazione della domanda, non dall’8° giorno come accade per gli altri licenziamenti. È una particolarità prevista proprio per questa tipologia di licenziamento.
Quali contributi contano per il requisito della NASpI?
Contano i contributi previdenziali comprensivi della quota contro la disoccupazione versati durante un rapporto subordinato, i contributi figurativi per maternità obbligatoria, i periodi di lavoro in paesi UE o convenzionati con totalizzazione, i periodi come lavoratore frontaliero o transfrontaliero, e i periodi di astensione per malattia dei figli fino a otto anni, fino a un massimo di 5 giorni lavorativi l’anno.
Se impugno il licenziamento devo restituire la NASpI percepita?
Se l’impugnazione porta alla reintegra nel posto di lavoro, il rapporto si considera proseguito e questo incide sulla NASpI percepita nel periodo di disoccupazione. Se invece l’esito è un’indennità risarcitoria, senza reintegra, la NASpI resta legata al periodo in cui il rapporto era effettivamente cessato: la gestione concreta della tua posizione INPS è un aspetto da verificare con chi segue la procedura.
Un dirigente licenziato per giusta causa ha diritto alla NASpI?
In linea generale sì, perché il dirigente è un lavoratore subordinato e non rientra tra le categorie escluse dalla NASpI, che sono i lavoratori extracomunitari con permesso stagionale, chi ha già raggiunto i requisiti pensionistici e chi percepisce l’assegno ordinario di invalidità. Restano comunque da verificare caso per caso i requisiti contributivo e dello stato di disoccupazione.
Il licenziamento per giusta causa mi fa perdere il TFR?
No, il trattamento di fine rapporto matura indipendentemente dalla causale che ha determinato la cessazione del rapporto di lavoro: spetta quindi anche a chi viene licenziato per giusta causa.

