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MBO non erogato: quando il bonus spetta comunque

Avv. Erika Chiaramonte Avv. Erika Chiaramonte 6 minuti di lettura

In breve: Un MBO non erogato non è sempre un bonus perso. Se gli obiettivi non sono stati assegnati o sono stati cambiati in corso d’anno, se il risultato è mancato per scelte dell’azienda, se la valutazione che azzera il premio è opaca o se il rapporto finisce prima della scadenza del periodo, il diritto al bonus, anche in misura proporzionale, può restare in piedi (artt. 1175, 1359 e 1375 c.c.). Contano il testo del piano, le comunicazioni scambiate e i tempi: i crediti retributivi si prescrivono in cinque anni (art. 2948, n. 4, c.c.).

Il bonus non arriva e la spiegazione cambia ogni volta: «gli obiettivi non sono stati raggiunti», «la valutazione non è stata ancora chiusa», «quest’anno il budget è stato rivisto». Questo approfondimento riguarda un caso preciso: il premio non viene erogato non perché sia stato accertato che il lavoratore ha mancato il risultato, ma perché qualcosa si è inceppato lungo la strada, e a pagarne il prezzo è chi lavorava. Per le clausole che fanno perdere il bonus, come la discrezionalità totale o la permanenza alla data di pagamento, rimandiamo all’articolo su MBO non pagato per i dirigenti; qui guardiamo alle situazioni in cui il non-pagamento nasce da un comportamento dell’azienda.

Obiettivi mai assegnati o cambiati in corso d’anno

Il piano MBO esiste, ma gli obiettivi arrivano a luglio, o non arrivano affatto, oppure cambiano quando il lavoro è già in buona parte fatto. È la situazione più frequente. Un lavoratore non può essere penalizzato per l’inerzia di chi doveva fissare il parametro. Il Codice civile offre due appigli: l’art. 1359 c.c., secondo cui la condizione si considera avverata se è mancata per causa imputabile alla parte che aveva interesse contrario al suo avverarsi, e i doveri di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto (artt. 1175 e 1375 c.c.). Quando gli obiettivi mancano per responsabilità dell’azienda, la strada è chiedere il bonus e, se serve, farlo quantificare con criteri equitativi, partendo dagli obiettivi degli anni precedenti o da quelli di ruoli analoghi. Il risultato dipende dal piano e dai documenti disponibili.

Il risultato mancato per scelte dell’azienda

Un secondo scenario è quello in cui gli obiettivi ci sono, ma non vengono raggiunti perché l’azienda ha cambiato le condizioni: un progetto sospeso, una riorganizzazione che sposta clienti e perimetro, un budget tagliato a metà anno, un prodotto ritirato. Il principio è lo stesso dell’art. 1359 c.c.: chi ha il controllo di quelle leve non può invocare il mancato risultato che ha contribuito a produrre. La difficoltà è probatoria. Servono mail, presentazioni, organigrammi, verbali di riunione che mostrino quando e come è cambiato il contesto, e un confronto con ciò che era previsto all’inizio dell’anno. Per questo è utile, già durante l’anno, mettere per iscritto le variazioni che incidono sul risultato.

La valutazione qualitativa che azzera il premio

Molti piani agganciano una parte del bonus a una valutazione: leadership, comportamenti, contributo al team. Il datore di lavoro ha un margine di apprezzamento, ma non può essere arbitrario. Se la valutazione è priva di criteri, non è motivata e porta a zero un premio che per la parte quantitativa era maturato, può essere contestata per violazione della buona fede (art. 1375 c.c.). Il lavoratore può chiedere la scheda di valutazione e i criteri applicati. Una valutazione che peggiora improvvisamente, senza precedenti rilievi e in prossimità del pagamento, è un elemento che va ricostruito con attenzione.

Se il rapporto finisce prima del pagamento

Dimissioni, licenziamento o risoluzione consensuale arrivano spesso tra la chiusura dell’anno e l’erogazione del bonus. Se il piano non dice nulla sull’uscita, il premio maturato per il periodo lavorato è di regola dovuto in proporzione. Se invece contiene la clausola che richiede di essere in forza alla data del pagamento, la clausola va interpretata secondo i criteri dell’art. 1362 c.c. e può essere contestabile, per esempio quando l’uscita è provocata dall’azienda e questa se ne avvantaggia per non pagare (art. 1359 c.c.). Nelle uscite negoziate il bonus va sempre messo sul tavolo prima della firma: una volta firmato un verbale con rinunce generali, recuperarlo diventa molto più difficile.

Assenze e sospensioni del rapporto

Maternità e congedi, malattia, infortunio: i piani MBO prevedono spesso un riproporzionamento per i periodi di assenza. Una riduzione proporzionale al tempo lavorato è un conto, l’azzeramento del premio è un altro. Le assenze tutelate dalla legge non possono trasformarsi in una penalizzazione sproporzionata o discriminatoria, e il testo del piano va letto proprio su questo punto.

Quanto tempo hai per chiedere il bonus

I crediti retributivi periodici si prescrivono in cinque anni (art. 2948, n. 4, c.c.). Per i dirigenti, che di regola non godono della tutela reale contro il licenziamento, la prescrizione tende a decorrere già durante il rapporto: aspettare «per non rovinare i rapporti» può costare il diritto. Una richiesta scritta formale, anche in via stragiudiziale, interrompe il termine (art. 2943 c.c.). I documenti da raccogliere sono il piano MBO, le comunicazioni sugli obiettivi e le loro modifiche, le schede di valutazione, i cedolini degli anni precedenti e le mail con cui il bonus veniva annunciato o rinviato.

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Domande frequenti

Se non mi hanno mai assegnato gli obiettivi, il bonus è perso?
Non necessariamente. Se il piano prevede un premio e l’azienda non ha fissato gli obiettivi, il mancato risultato non può essere addebitato a chi lavorava senza conoscere il parametro: il principio dell’art. 1359 c.c. e i doveri di correttezza e buona fede (artt. 1175 e 1375 c.c.) permettono di chiedere il bonus, che in giudizio può essere quantificato in via equitativa. Conta moltissimo cosa dice il piano e se esistono comunicazioni sugli obiettivi degli anni precedenti.

L’azienda può cambiare gli obiettivi a metà anno?
Solo entro i limiti del contratto e della buona fede. Una modifica unilaterale che rende irraggiungibile il risultato o sposta l’asticella dopo che il lavoro è stato fatto è contestabile. Se il piano prevede una revisione periodica, la revisione deve essere comunicata, motivata e coerente con il perimetro effettivo del ruolo.

Entro quanto tempo devo chiedere un bonus non erogato?
I crediti retributivi periodici si prescrivono in cinque anni (art. 2948, n. 4, c.c.). Per i dirigenti, che di regola non hanno la tutela reale contro il licenziamento, la prescrizione tende a decorrere già durante il rapporto: conviene non aspettare. Una richiesta scritta formale interrompe la prescrizione (art. 2943 c.c.).


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Avv. Erika Chiaramonte — Ordine degli Avvocati di Roma, n. A46871 · Ultima revisione: 5 ottobre 2026

Erika Chiaramonte

Scritto da

Erika Chiaramonte

Partner

Laureata all’Università “Luiss Guido Carli” nell’aprile 2009, con tesi di laurea in Diritto Bancario, ha svolto da subito la pratica forense presso lo Studio Legale Lombardo ed ha conseguito il…

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