Licenziamento illegittimo: quando si può impugnare
In breve: un licenziamento è illegittimo quando la motivazione scritta non regge: riorganizzazioni mai realizzate, ruoli soppressi e riassegnati, recessi che seguono una malattia o una contestazione. Si impugna per iscritto entro 60 giorni; poi ci sono 180 giorni per il ricorso. Prima si esamina la lettera, più strade restano aperte — inclusa la trattativa.
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Prenota una consulenzaLa motivazione scritta e la ragione reale
Hai ricevuto una lettera di licenziamento e la motivazione non ti convince. Capita spesso: la ragione scritta e la ragione reale non coincidono, e la differenza è ciò su cui si decide la causa. La legge impone al datore di motivare il recesso e lo vincola a quella motivazione: in giudizio non potrà sostituirla con un’altra. Per questo l’analisi della lettera è il primo atto di qualunque difesa.
Le motivazioni che cadono più spesso
La riorganizzazione dichiarata e mai realizzata. Il ruolo soppresso e poi riassegnato ad altri, magari con un titolo diverso. L’esternalizzazione solo apparente, con le stesse mansioni svolte da un fornitore. Il recesso che segue una contestazione del lavoratore, una malattia, una gravidanza o una richiesta di permessi, e ne appare la conseguenza. La giurisprudenza esamina i fatti successivi al licenziamento: nuove assunzioni sulla stessa posizione, annunci di lavoro, organigrammi.
Giustificato motivo oggettivo o soggettivo: due difese diverse
Il motivo oggettivo guarda all’organizzazione dell’impresa: si contesta dimostrando che la riorganizzazione non è reale, che il nesso con la posizione non esiste o che l’azienda non ha assolto l’obbligo di repêchage, cioè la verifica di una ricollocazione possibile. Il motivo soggettivo e la giusta causa guardano alla condotta del lavoratore: si contestano sul piano della procedura disciplinare (contestazione tempestiva e specifica, termine a difesa) e della proporzionalità. Confondere i due piani è l’errore più comune di chi si difende da solo.
Le tutele: reintegra o indennità
Le conseguenze dell’illegittimità dipendono dal vizio, dalla data di assunzione e dalle dimensioni dell’azienda: si va dalla reintegrazione nel posto di lavoro con risarcimento (licenziamenti nulli, discriminatori, orali, o con fatto insussistente) a un’indennità determinata dal giudice, che per gli assunti dopo il 7 marzo 2015 può arrivare a 36 mensilità. Dopo le pronunce della Corte costituzionale l’importo non è più un automatismo legato alla sola anzianità: contano la gravità del vizio e le circostanze concrete.
Non finisce con l’impugnazione: il conto dell’uscita
Accanto alla legittimità del recesso va verificato che l’uscita comprenda tutto il dovuto: preavviso o indennità sostitutiva, TFR, ferie e permessi non goduti, mensilità aggiuntive e le componenti variabili maturate, bonus e MBO compresi. È la parte che più spesso viene data per persa. E i vizi del licenziamento sono la leva per negoziare un’uscita migliore, prima o al posto della causa.
I tempi contano: 60 giorni, poi 180
L’impugnazione stragiudiziale va spedita entro 60 giorni dalla ricezione della lettera (o dalla comunicazione dei motivi, se successiva); il ricorso al giudice va depositato entro i 180 giorni successivi. Sono termini di decadenza: superati, il diritto si perde anche se il vizio era evidente. Prima si guarda la lettera, più strade restano aperte.
Il video: Licenziamento per giustificato motivo: non basta sopprimere il posto
L’Avv. Ugo Papa commenta una pronuncia della Cassazione: la soppressione della posizione non è sufficiente se l’azienda non dimostra il collegamento con una reale esigenza organizzativa e l’impossibilità di ricollocare il lavoratore. (durata 3:00)
Altri video sul canale YouTube dello Studio Legale Lombardo.
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Domande frequenti sull’impugnazione del licenziamento
Da quando decorrono i 60 giorni?
Dalla ricezione della comunicazione di licenziamento. Se la lettera non contiene i motivi e questi vengono comunicati dopo, il termine decorre dalla comunicazione dei motivi.
Posso impugnare e intanto cercare un altro lavoro?
Sì: l’impugnazione non ti impedisce di rioccuparti. La nuova occupazione può incidere sul calcolo del risarcimento, ma non sul diritto di contestare il recesso.
L’azienda mi ha proposto una conciliazione: firmo?
Prima di firmare va confrontata l’offerta con la forza dei vizi del licenziamento e con quanto ti spetta comunque per legge: la conciliazione in sede protetta chiude in via definitiva ogni pretesa.
Se ho già superato i 60 giorni posso fare qualcosa?
Restano esigibili le spettanze di fine rapporto non pagate (TFR, ferie, ratei, variabile maturato) e, in casi particolari — come il licenziamento orale o nullo — valgono regole diverse: va valutato il caso concreto.
Contenuto a cura del team giuslavoristico dello Studio Legale Lombardo · Revisione: Avv. Ugo Papa, Partner. Ultima revisione: settembre 2026.
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Per approfondire: licenziamento durante la malattia: quando è illegittimo.