Exit package: cosa verificare prima di firmare l’uscita
L’azienda ti propone di uscire con un accordo. C’è una cifra sul tavolo, spesso c’è anche una scadenza per accettarla. È il momento in cui si decide gran parte di quello che porterai via, e si decide una volta sola.
Che cos’è, in concreto
Un exit package è una risoluzione consensuale del rapporto accompagnata da un incentivo economico. Non è un licenziamento e non è una dimissione: è un accordo, e come tale si negozia. La cifra iniziale è quasi sempre un punto di partenza.
Le voci da verificare prima di firmare
- Preavviso: se sostituito da indennità, va calcolato per intero;
- trattamento di fine rapporto e mensilità aggiuntive maturate;
- bonus e MBO dell’anno in corso e degli anni precedenti non ancora erogati;
- ferie e permessi non goduti;
- patto di non concorrenza: se resta in vigore, con quale corrispettivo; se viene sciolto, per iscritto;
- stock option e piani a lungo termine: cosa succede alle quote non ancora maturate;
- benefit: auto, alloggio, polizze, e fino a quando restano.
Attenzione alla rinuncia
Gli accordi di uscita contengono quasi sempre una rinuncia a ogni ulteriore pretesa. Se sottoscritta nelle sedi protette previste dalla legge, quella rinuncia è difficilmente impugnabile: è il punto in cui l’accordo diventa definitivo. Prima di arrivarci va verificato che nel conteggio non manchi nulla.
Il trattamento fiscale
Le somme corrisposte a titolo di incentivo all’esodo seguono regole di tassazione proprie, diverse da quelle della retribuzione ordinaria. L’importo netto può discostarsi sensibilmente da quello che ci si aspetta leggendo il lordo: è un elemento da mettere sul tavolo durante la trattativa, non dopo.
Videotestimonianza — Studio Legale Lombardo
Il trasferimento a oltre 50 km
La lavoratrice — Sono stata assunta come Senior Consultant per circa 19 anni. Poi, nel luglio del 2020, la società ha deciso di trasferire la mia sede di lavoro a ben oltre 50 km di distanza rispetto alla mia abituale sede di lavoro e rispetto alla mia residenza, motivando la decisione con la necessità di avvicinare la mia funzione alla clientela — una clientela che peraltro già seguivo abitualmente a distanza.
Per me quella condizione era inaccettabile, perché del tutto incompatibile con le mie esigenze di vita e con i miei obblighi familiari di cura dei miei cari. Devo dire che ero disposta anche a dare le dimissioni. Così mi sono subito rivolta allo Studio Legale Lombardo, e grazie ai loro consigli ho risolto la situazione.
Perché il trasferimento non era legittimo
Studio Legale Lombardo — Il nostro studio, tenuto conto del peculiare periodo storico in cui era stato comunicato il trasferimento, ha ritenuto che non vi fossero in realtà comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive che giustificassero o legittimassero la decisione aziendale.
L’accordo: 200.000 € a titolo di incentivo all’esodo
Studio Legale Lombardo — Preso atto dell’irremovibile rifiuto della lavoratrice di essere trasferita in una sede distante circa 50 km dalla propria residenza, abbiamo avviato con l’azienda trattative finalizzate alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Al fine di evitare il contenzioso, l’azienda ha sottoscritto un accordo con la lavoratrice che prevedeva il pagamento della somma di 200.000 euro a titolo di incentivo all’esodo.
Chi segue questa materia
Puoi rivolgerti ai soci dello Studio: Avv. Danilo Lombardo, Avv. Ugo Papa e Avv. Erika Chiaramonte.
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Domande frequenti sull’exit package
Sono obbligato ad accettare la proposta di uscita?
No. La risoluzione consensuale richiede il tuo consenso: se non firmi, il rapporto prosegue e l’azienda che vuole interromperlo deve licenziarti, assumendosene il rischio. È un dato che cambia la posizione negoziale più di quanto si creda.
Quanto tempo ho per decidere?
I termini stringenti che ti vengono indicati sono quasi sempre una scelta negoziale dell’azienda, non un obbligo di legge. Prenditi il tempo di far verificare la proposta: una firma su una rinuncia non si recupera.
Firmando rinuncio a tutto?
Dipende dal perimetro della rinuncia, che va letto voce per voce. Spesso comprende anche crediti già maturati e distinti dall’uscita: variabile dell’anno in corso, ferie non godute, straordinari. Vanno quantificati prima di firmare, non dopo.
L’incentivo all’esodo come viene tassato?
Segue in genere il regime della tassazione separata, più favorevole rispetto a quella ordinaria, ma la qualificazione delle singole voci dell’accordo incide sul risultato netto. È una verifica da fare sul testo prima della firma, perché a parità di lordo il netto può cambiare sensibilmente.
Il primo colloquio è in videoconferenza e si svolge in tutta Italia. Portaci la proposta ricevuta, il contratto e l’ultima busta paga: servono per capire se la cifra è congrua e cosa manca.
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Il video: Incentivo all’esodo: 200.000 euro dopo il trasferimento a 50 km
Incentivo all’esodo: 200.000 euro dopo il trasferimento a 50 km
Contenuto a cura del team giuslavoristico dello Studio Legale Lombardo · Revisione: Avv. Erika Chiaramonte — Partner · Ordine degli Avvocati di Roma, n. A46871. Ultima revisione: settembre 2026.
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